Quante volte nella vostra azienda vi siete trovati di fronte a un problema complesso senza riuscire a trovare soluzioni innovative?
La differenza tra chi resta bloccato e chi trova nuove strade potrebbe risiedere nel modo di pensare.
Il pensiero convergente e il pensiero divergente
Oggi parliamo di due approcci scientificamente validati che possono trasformare il modo in cui voi e i vostri team affrontate le sfide: il pensiero divergente e il pensiero laterale.
Il pensiero divergente viene distinto dal pensiero convergente e viene allo stesso contrapposto.
La distinzione tra pensiero convergente e pensiero divergente è stata effettuata dallo psicologo americano Joy Paul Guilford.
Il pensiero convergente implica il raggiungimento di una singola risposta corretta a un problema. È caratterizzato dalla capacità di produrre risposte basate su regole di inferenza logica e su strategie e conoscenze precedentemente apprese. Tale tipo di pensiero può anche essere designato mediante i seguenti termini alternativi, sostanzialmente equivalenti:
- pensiero logico;
- pensiero verticale;
- pensiero analitico;
- pensiero sequenziale;
- pensiero razionale;
- pensiero deduttivo;
- pensiero lineare;
- ragionamento logico-deduttivo;
- pensiero convenzionale.
Il pensiero convergente è un modo di ragionare che segue una progressione logica e sequenziale, procedendo da un punto all’altro in modo ordinato e prevedibile.
Quali sono le caratteristiche fondamentali o principali del pensiero convergente?
È selettivo: si concentra su informazioni rilevanti escludendo ciò che appare irrilevante.
È analitico: scompone i problemi nelle loro parti costitutive.
È consequenziale o sequenziale.
Con riferimento al primo aspetto, procede in modo logico da un punto all’altro; richiede correttezza ad ogni passo: ogni fase deve essere logicamente corretta.
Con riferimento al secondo aspetto, ossia la sequenzialità, procede passo dopo passo, seguendo un percorso diretto.
È causale o basato sulla causalità: si basa su relazioni di causa-effetto.
È deduttivo: parte da premesse per arrivare a conclusioni logiche.
È convergente (di qui il nome): tende verso un’unica soluzione o risposta considerata “corretta”.
Vediamo ora cos’è il pensiero divergente.
Il pensiero divergente è la capacità di pensare molte differenti possibili soluzioni, anche inusuali e originali, di fronte a una determinata domanda o problema. Tale tipo di pensiero può anche essere designato mediante i seguenti termini alternativi, sostanzialmente equivalenti:
- pensiero laterale;
- pensiero creativo;
- pensiero non lineare.
Il pensiero divergente e la creatività
Nel modello dell’intelligenza di Guilford, la creatività è correlata alla produzione divergente. Può implicare la produzione divergente di diversi contenuti a livello semantico, di contenuti simbolici innovativi, contenuti grafici o comportamentali, o relativi alla funzionalità di oggetti.
Guilford, nel suo lavoro del 1967 intitolato “The Nature of Human Intelligence”, pubblicato da McGraw Hill, associò il pensiero divergente alla creatività, identificando quattro caratteristiche principali.
Vediamo quali sono.
Prima caratteristica: la fluidità.
È la capacità di produrre rapidamente un grande numero di idee o soluzioni a un problema. Rappresenta un parametro quantitativo, basato sulla numerosità delle idee prodotte.
Seconda caratteristica: la flessibilità.
È la capacità di proporre simultaneamente una varietà di approcci a uno specifico problema. Rappresenta l’abilità di adottare strategie diverse e l’elasticità nel passare da un compito a un altro che richieda un approccio differente.
Terza caratteristica: l’originalità.
È la capacità di produrre idee nuove e originali, diverse da quelle della maggior parte delle altre persone. Rappresenta l’attitudine a formulare idee uniche e personali.
Quarta caratteristica: l’elaborazione.
È la capacità di sistematizzare e organizzare i dettagli di un’idea e di portarla a compimento. Rappresenta l’abilità di pensare attraverso i dettagli di un’idea e di realizzarla concretamente.
Il pensiero divergente e il pensiero laterale
Il pensiero divergente è una “capacità cognitiva” o “componente dell’intelligenza”. In particolare consiste nella capacità di produrre molteplici e diverse risposte in relazione a una determinata domanda o esigenza o problema. È misurabile scientificamente attraverso quattro parametri: fluidità, flessibilità, originalità ed elaborazione.
Il pensiero laterale, elaborato dal Professor Edward de Bono, è la tecnica (o metodo operativo) più efficace per attuare, impiegare, praticare, mettere in opera il pensiero divergente.
I limiti del comune e tradizionale modo di pensare
Il Professor Edward de Bono ha evidenziato come il comune e tradizionale modo di pensare è caratterizzato fondamentalmente dalla presenza di tre limiti.
Un primo limite è costituito dalla circostanza che questo modo di pensare è fondamentalmente basato sul cosiddetto adversarial thinking, in cui tutti i pensatori, tutti i partecipanti al processo di pensiero, hanno, come unico o principale scopo, quello di fare prevalere la propria tesi, la propria opinione preformata, preconfezionata, rispetto a quella degli altri pensatori, senza impiegare le loro energie per cooperare a rendere più efficiente il processo di pensiero.
Un secondo limite è costituito dalla circostanza che, nel comune e tradizionale modo di pensare, si tende a dare prevalenza all’attività di processing, di elaborazione dei dati, rispetto alla preliminare e fondamentale attività di perception, ossia di acquisizione dei dati e delle informazioni e di verifica delle loro fonti.
Un terzo limite del comune e tradizionale modo di pensare è costituito dalla circostanza che il nostro cervello, di default, è basato su schemi o modelli, che gli impediscono di generare nuove idee.
La tecnica del pensiero laterale, con i suoi vari tool, di cui ho trattato in precedenti articoli presenti nel blog e in precedenti video che potete consultare tramite i link presenti nella descrizione del video che trovate in alto, consente di rompere questi schemi o modelli che limitano fortemente il nostro cervello, e, quindi, facilita notevolmente la generazione di nuove idee, cosa che non è consentita praticando il comune e tradizionale modo di pensare.
Come opera il pensiero laterale attuando il pensiero divergente
Vediamo ora, con l’aiuto di una slide che vi condivido, come opera la tecnica del pensiero laterale.

Con la lettera A viene identificato un purpose focus, che può consistere in un problema da risolvere, in un miglioramento da effettuare o in un compito da assolvere. Il tradizionale e comune modo di pensare, rispetto a un purpose focus, dà un’unica risposta, quando è in grado di darla, che è la risposta B, che deriva dalle regole della logica, del pensiero verticale o pensiero convergente.
Pensiero “convergente” perché fa riferimento all’attività di convergere, ossia di dirigersi verso un medesimo, verso un unico, fine o punto.
Dal punto A si può andare esclusivamente, con il pensiero verticale o pensiero convergente, al punto B.
Il pensiero laterale consente di rompere questo schema o modello, che va da A a B, giungendo alla generazione di una o più idee diverse dalla soluzione B che viene data a un determinato problema, dalla risposta B che viene data a una determinata domanda.
Come è possibile saltare da B a C? Come è possibile rompere questi schemi o modelli? Gli schemi o modelli vengono rotti tramite i tool del pensiero laterale, di cui tratteremo tra breve, che consentono appunto di liberare il nostro cervello da questi schemi o modelli che gli impediscono la generazione di nuove idee.
L’aggettivo “divergente” fa riferimento all’attività di divergere, ossia di dirigersi, pur partendo da uno stesso punto, in più direzioni, in direzione di più fini o punti.
Dal focus A è possibile giungere non all’unica soluzione B o risposta B, ma generare una pluralità di idee che vengono sinteticamente indicate con la lettera C.
Preciso che anche se, per esigenze di migliore visibilità e chiarezza, sinteticamente indicato, in corrispondenza della freccia verde che evidenzia il pensiero laterale in azione, una sola lettera C, con tale lettera ho inteso comunque riferirmi non a una sola idea C, ma a una pluralità di idee che ci consente appunto di generare la tecnica del pensiero laterale.
Il pensiero laterale riesce a rompere gli schemi o modelli che vengono utilizzati dal nostro cervello, ad andare da B a C, per utilizzare come riferimento la slide che vi ho appena mostrato, utilizzando sette tool, che sono costituiti dal focus, dalle alternative ed estrazione di concetti, dalla sfida (Challenge), dalla Random Entry, cosiddetta “Entrata casuale” o “Ingresso casuale”, dalla provocazione e movimento, dalla raccolta, e, infine, dal trattamento e valutazione delle idee che vengono generate.
I rapporti tra pensiero laterale e pensiero verticale e le relative aree di impiego
Con specifico riferimento al focus consistente nella soluzione di uno o più problemi (di cui ho trattato in un precedente articolo nel blog e in un precedente video, relativi al problem solving), il pensiero laterale è l’unica tecnica in grado di risolvere problemi complessi, ovvero di trovare, relativamente ai problemi semplicemente complicati, ossia che hanno una o più soluzioni conosciute e una sola risposta corretta, che è quella appunto che indica le soluzioni conosciute, ulteriori soluzioni rispetto a quelle conosciute.
Il pensiero convergente o lineare o verticale è utile per risolvere problemi ben definiti che richiedono un’analisi metodica. È alla base del metodo scientifico tradizionale e dell’approccio razionale occidentale.
Il pensiero convergente o lineare o verticale, pur essendo efficace in molte situazioni, può risultare limitante quando dobbiamo affrontare problemi complessi, per trovare la loro soluzione, o rispondere a domande o esigenze che richiedono approcci più creativi o l’esplorazione di prospettive multiple.
Pertanto il pensiero convergente o lineare o verticale rappresenta un approccio fondamentale al ragionamento, ma secondo il Professor Edward de Bono deve essere integrato con altre forme di pensiero, in particolare il pensiero laterale, per affrontare efficacemente problemi complessi, trovando soluzioni creative, o per rispondere a domande o esigenze che non hanno già una risposta individuata, predeterminata, e che pertanto richiedono la generazione di nuove idee per essere adeguatamente soddisfatte.
Il pensiero divergente attuato tramite la tecnica dei Sei cappelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo
Anche la tecnica dei Sei cappelli per pensare o del pensiero parallelo, che sfrutta, mediante i cappelli, le corrispondenti frequenze di funzionamento di cui è capace il nostro cervello, ci consente di attuare il pensiero divergente.
Ciò innanzitutto perché tale tecnica, quando viene utilizzato il cappello verde, tramite i tool del pensiero laterale, utilizza la tecnica del pensiero laterale, che è stata specificamente elaborata per attuare il pensiero divergente.
Inoltre, come ho illustrato in altri video che potete consultare tramite i link presenti nella descrizione del video che trovate in alto, il pensiero parallelo, attuato mediante la tecnica dei Sei cappelli per pensare, sfruttando tutte le frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello tramite i cappelli, che costituiscono delle attention directing frameworks, delle strutture per potenziare, indirizzare l’attenzione, consentendoci di dare adeguato spazio all’attività di perception, ci consente di giungere a decisioni altamente efficaci, perché non limita il nostro pensiero, come nel caso del pensiero verticale, a un’unica originale percezione, dando appunto spazio a tutte le frequenze di pensiero del nostro cervello, che ci consentono di avere varie percezioni.
Infine, nel caso di uso di gruppo dei cappelli, mediante il pensiero parallelo viene realizzata un’esplorazione collaborativa di tutti gli aspetti di una determinata situazione da parte di coloro che partecipano al processo di pensiero, invece che un confronto dialettico, basato sulle regole della logica, con il quale ognuno tende a fare prevalere la propria tesi ad ogni costo rispetto alle tesi degli altri interlocutori.
I pensatori si concentrano sull’argomento e non sui pensieri degli altri sull’argomento per poterli contrastare utilizzando regole logiche.
Se vi sono opzioni differenti, pensieri differenti, vengono in ogni caso recepiti, e, in particolare, chi indossa il cappello blu, che conduce, guida, la discussione, svolgerà questa attività di ricezione, rilevazione, dei vari pensieri potenzialmente in contrasto, pensieri che successivamente verranno utilizzati, nei limiti in cui si rivelino utili a raggiungere un determinato obiettivo.
Non abbiamo pertanto un pensiero unico e imposto dalla prevalenza di uno dei pensatori, ma un pensiero altamente efficace, originato dalla cooperazione di tutti i pensatori.
La tecnica dei Sei cappelli per pensare è interessante anche perché prevede, quando vengono impiegati il cappello bianco, il cappello giallo e il cappello nero, anche dei momenti logici, di applicazione del pensiero convergente, momenti che tuttavia vengono armonicamente coordinati con attività di pensiero divergente, consentendo la rapida adozione di decisioni altamente efficaci.
Il pensiero strategico e il pensiero divergente
Anche il pensiero strategico, con la messa a fuoco delle problematiche da risolvere, o, più in generale, degli obiettivi da raggiungere, ricorre in maniera preponderante al pensiero divergente, in quanto è nell’essenza della messa a fuoco delle problematiche o degli obiettivi il ricorso al pensiero divergente, poiché la messa a fuoco di un obiettivo, di cui abbiamo necessità, non può evidentemente essere realizzata “convergendo”, dirigendosi verso un unico fine o punto, che è ciò che deve ancora essere definito, messo a fuoco, mediante il pensiero strategico.
Quando ricorriamo al pensiero strategico, lo facciamo proprio nei casi in cui, specialmente quando dobbiamo considerare scenari futuri e pianificazione a lungo termine, non possiamo praticare il pensiero convergente, che segue una progressione logica e sequenziale, procedendo da un punto all’altro in modo ordinato e prevedibile.
Cosa vi propongo di fare
Riflettete sulla vostra realtà aziendale.
Quante volte vi siete trovati voi o i vostri collaboratori a ripetere gli stessi approcci, ottenendo risultati sempre simili? Quante opportunità potrebbero essere state perse per mancanza di un metodo strutturato per generare alternative?
Il pensiero divergente praticato mediante la tecnica del pensiero laterale, la tecnica dei Sei cappelli per pensare e quella del pensiero strategico non sono capacità innate riservate a pochi eletti. Sono competenze che possono essere sviluppate attraverso formazione specifica e pratica guidata, vengono sempre più riconosciute come fondamentali per affrontare e vincere le sfide del mondo contemporaneo.
Nelle vostre organizzazioni, quanto spazio dedicate realmente allo sviluppo di queste competenze? I vostri team hanno gli strumenti per uscire dagli schemi consolidati quando è necessario trovare soluzioni innovative?
Non si tratta di teoria astratta. Si tratta di strumenti concreti, validati scientificamente, che possono fare la differenza tra restare bloccati nei problemi e trovare vie d’uscita innovative.
Come corporate trainer de Bono certificato posso aiutarvi a implementare questi metodi nella vostra organizzazione, adattandoli alle vostre specifiche esigenze.
Non si tratta solo di apprendere nuove tecniche. Si tratta di trasformare il modo in cui affrontate le sfide e generate innovazione. Se volete portare queste competenze nella vostra realtà aziendale, se desiderate formare i vostri team a utilizzare questi strumenti in modo efficace, contattatemi. Valuteremo insieme come applicarli ai vostri problemi specifici. Prenotate una consulenza gratuita di 30 minuti e ne parliamo insieme.



