Quante volte vi siete trovati in una riunione a fissare un foglio bianco?
Il team aspetta nuove idee, voi cercate soluzioni originali, ma la mente sembra bloccata. È un problema comune, e molto costoso.
Il World Economic Forum indica il pensiero creativo tra le competenze più richieste entro il 2030.
Nel presente articolo vi mostro tre esercizi concreti per sbloccare questa capacità. Tre strumenti che potete usare già domani.
La creatività è la competenza maggiormente considerata per la crescita delle aziende e per progettare il loro futuro
Parliamo di numeri.
Nel 2010 IBM ha intervistato 1.541 CEO in 60 paesi e 33 settori industriali.
Il risultato? Il 60% ha indicato la creatività come la qualità di leadership più importante per il futuro. Più del rigore. Più della disciplina. Più dell’integrità.
McKinsey ha confermato questa tendenza.
In uno studio del 2018, su 300 aziende quotate, ha rilevato che le imprese più orientate al design hanno ottenuto il 32% in più di ricavi e il 56% in più di rendimenti per gli azionisti rispetto ai concorrenti.
E nel 2025 il World Economic Forum ha pubblicato il Future of Jobs Report.
Il pensiero creativo è tra le dieci competenze in più rapida crescita. Il 39% delle competenze attuali diventerà obsoleto entro il 2030. Ma la creatività rimarrà una capacità distintiva dell’essere umano.
La creatività non è un lusso; è un vantaggio competitivo misurabile. La creatività non è una dote naturale, ma una abilità e una competenza che può essere sviluppata ed allenata.
Come opera il pensiero laterale
Il Professor Edward de Bono ha evidenziato come uno dei limiti del tradizionale e comune modo di pensare è costituito dalla circostanza che il nostro cervello funziona, di default, sulla base di schemi o modelli.
Tali schemi o modelli, basati sulle regole della logica, impediscono al nostro cervello di generare nuove idee.
Proprio per superare i limiti derivanti da questi schemi e modelli, sui quali è basato il funzionamento di default del nostro cervello, il Professor Edward de Bono ha elaborato la tecnica del pensiero laterale, che, attraverso i suoi vari tool, consente al nostro cervello di switchare su frequenze creative e di generare nuove idee, senza essere vincolato da questi schemi e modelli.
Vediamo ora, con l’aiuto di una slide che vi condivido, come opera il pensiero laterale e perché tale tecnica di pensiero, che è funzionale a generare nuove idee, è stata denominata “pensiero laterale”.

Con la lettera A identifico il focus, ad esempio un purpose focus, che può essere costituito da un miglioramento da effettuare, da un problema da risolvere, o da un compito da assolvere.
Con la lettera B identifico la soluzione che a un determinato problema fornisce il pensiero verticale, ossia il tradizionale e comune modo di pensare, basato sulla logica, e con la lettera C identifico l’idea o le idee generate tramite la tecnica del pensiero laterale.
Normalmente, ossia procedendo con il normale e tradizionale comune modo di pensare, in presenza di un determinato focus, un problema da risolvere, la logica ci fornisce solo delle soluzioni predeterminate e rigidamente connesse al focus.
Ad esempio, devo recarmi a un appuntamento programmato, e, per pianificare tutte le mie attività, cerco dei parcheggi nella zona della Via X. Non riesco a trovare dei parcheggi per la mia auto, oppure non riesco a trovare dei parcheggi liberi, perché sono tutti occupati. Il rischio è che io non riesca a recarmi all’appuntamento programmato, perché appunto non riesco a parcheggiare la mia auto. L’alternativa potrebbe essere quella di parcheggiare in divieto di sosta, con tutti i rischi delle sanzioni derivanti dalla violazione delle normative sulla circolazione stradale. Voglio trovare una soluzione legale per potermi recare all’appuntamento in mancanza di parcheggi disponibili nella zona.
Il pensiero tradizionale, il pensiero verticale, al problema A, “trovare il parcheggio”, connette, fa discendere, la soluzione B, “cercare sulle Pagine Gialle o tramite la ricerca in Google dei parcheggi o dei garage a pagamento”. È l’unica soluzione.
Con la tecnica del pensiero laterale, invece, riesco a individuare un’ulteriore soluzione. Ho trovato che nella zona ci sono dei supermercati con dei parcheggi riservati ai soli clienti che acquistano prodotti. Mi reco con la mia auto nel supermercato, acquisto dei prodotti che possono servirmi per le mie esigenze personali o per la mia attività, li lascio nel bagagliaio dell’auto, e vado tranquillamente all’appuntamento che ho in una località vicino a quella in cui è ubicato il supermercato.
Noi potremmo dire che questa idea C, “parcheggiare l’auto in un supermercato, acquistando dei prodotti”, magari di poco costo per non spendere eccessivamente, se non abbiamo bisogno di quei prodotti, potremmo appunto dire che questa idea è un’idea logica. Ma è logica “con il senno del poi”. Cosa vuol dire che è logica con il senno del poi? Vuol dire che non saremmo mai potuti arrivare direttamente da A a C con il tradizionale e comune modo di pensare, perché il tradizionale e comune modo di pensare è basato su schemi o modelli.
Dalla lettera A, dal focus, dal problema che devo risolvere, necessariamente discende la soluzione B. Per arrivare all’idea C devo utilizzare la tecnica del pensiero laterale, che mi consente appunto di superare, di attraversare, gli schemi o modelli da A a B, e giungere alla soluzione C, che, una volta individuata, appare logica con il senno del poi, ossia appare funzionale al focus stabilito, alla soluzione di quel determinato problema, ma non sarei mai potuto arrivare direttamente da A a C con il tradizionale e comune modo di pensare, appunto perché è basato su schemi o modelli.
Da A, con la logica, con il pensiero verticale, si può giungere soltanto a B. Per giungere a C occorre rompere gli schemi o modelli, attraversare gli schemi o modelli, e ciò è possibile farlo soltanto con la tecnica del pensiero laterale, che, con i suoi vari tool (sono sette i tool del pensiero laterale), consente di rompere gli schemi o modelli, di attraversare gli schemi o modelli, e di generare nuove idee.
Per creare nuove idee, dobbiamo essere consapevoli dei modelli (o schemi) attualmente esistenti. Poi possiamo deliberatamente rompere quei modelli (o quegli schemi) per formare nuovi approcci e idee rivoluzionarie.
Il primo esercizio per sviluppare una mentalità creativa
Il primo esercizio che vi propongo serve a rompere gli schemi mentali. È semplice ma efficace.
Pensate a una parola, ad esempio “RISTORANTE”, e scrivete le lettere di cui si compone su dei diversi piccoli fogli di carta. Il Professor de Bono, per comodità, suggerisce di ritagliare dei quadrati di 3 pollici per 3 pollici, corrispondenti a 7,62 cm per 7,62 cm. Disponete le lettere su una superficie, e poi verificate quante parole aggiuntive potete creare spostando le lettere.
Esistono due versioni di questo esercizio.
Una versione più complessa, che consiste nell’utilizzare tutte le lettere della parola per generare una sola nuova parola, composta di tutte le lettere di cui si compone la parola da cui partiamo.
E una versione più semplice, che potete eventualmente provare a fare, è quella che consiste nell’utilizzare tutte le lettere per generare più parole, ognuna delle quali deve avere almeno tre lettere.
È possibile fare tale esercizio anche tramite un programma per mappe mentali, che potete vedere in azione nel video che trovate in alto.
Iniziamo il nostro esercizio partendo dalla parola “RISTORANTE”, e pensiamo a una prima variante, spostando le lettere. Spostiamo la lettera T, spostiamo la N, ed ecco che abbiamo la nuova parola “RITORNASTE”.
Possiamo anche pensare a un’ulteriore parola.
Partendo dalla parola “RITORNASTE”, spostiamo la lettera S, abbiamo la parola “RISTORNATE”.
Possiamo pensare a una variante ulteriormente complessa.
Spostando le varie lettere della stessa parola, possiamo ottenere la parola “TRANSITERÒ”.
Precisiamo che normalmente possiamo, in questo esercizio, utilizzare le lettere della originaria parola da cui partiamo, per fare l’esercizio, sia con l’accento, che senza accento.
Il secondo esercizio: le alternative
Passiamo al secondo esercizio.
Tale esercizio riguarda la generazione di alternative. Applicheremo un tool del pensiero laterale, e qui vi mostro la versione di base, o più semplice, del tool “Alternative”. La versione più evoluta è denominata “Alternative ed estrazione di concetti”.
Creare alternative è una delle operazioni più elementari del pensiero laterale. Iniziamo con la convinzione che ci sono sempre molti modi di fare le cose, e che dovremmo pensare a molte alternative prima di decidere quale modo seguire. Le alternative ci danno opzioni per raggiungere lo stesso scopo.
Le alternative non sono casuali. Non diremmo mai che un’alternativa al gioco del calcio è una ruspa, o che un’alternativa a un piatto di spaghetti è un martello pneumatico.
Le alternative devono avere un punto di collegamento. Possiamo trovare il collegamento tra le alternative chiedendoci: “entrambi questi sono modi per fare cosa?”. Entrambi, un piumino con cappuccio e un ombrello sono modi per ripararsi dalla pioggia. Entrambi, un piumino con cappuccio e una stufa sono modi per proteggersi dal freddo.
Le connessioni che collegano le alternative sono chiamate “concetti” o “punti fissi”. Queste due parole hanno lo stesso significato. Concetti e punti fissi sono sinonimi. Alcuni preferiscono usare il termine “punti fissi“, altri preferiscono usare quello “concetti“.
Il concetto o punto fisso è “un modo per fare cosa”, e non un’idea o un principio che è connesso con qualcosa di astratto, che è il significato diverso che comunemente viene attribuito alla parola “concetto”.
Partiamo da un’idea, o oggetto, o elemento, individuiamo un punto fisso, generiamo nuove idee partendo da tale punto fisso. Queste sono le tre fasi in cui si articola l’esercizio.
Possiamo aiutarci creando una tabella con tre colonne, nella prima delle quali indichiamo l’elemento, o oggetto, o idea, da cui partiamo, nella seconda delle quali indichiamo il punto fisso, e, nella terza, le varie alternative che ci consente di generare quel punto fisso.
In ogni riga partiamo da un’idea, o oggetto, o elemento, che inseriamo nella prima cella, per poi inserire, nella seconda cella, il relativo punto fisso, e, nella terza cella, le idee generate partendo da tale punto fisso.
La domanda che dobbiamo porci è: “quali sono gli altri modi per farlo?”.
Partiamo da un primo elemento, pensiamo a una scala.
Punto fisso o concetto: è un modo per salire di livello.
Alternative: una gru, un ascensore, un muletto sollevatore, un elicottero, una carrucola.
Altro esempio: pensiamo a un semaforo.
Punto fisso o concetto: è un modo per regolare il traffico.
Alternative: agente della polizia municipale, agente della polizia stradale, vigile del fuoco, rotonda.
Altro esempio: pensiamo a una password.
Punto fisso o concetto: è un modo per proteggere l’accesso.
Alternative: impronta digitale, impronta dell’iride, chiave, microchip, serratura, guardiano incaricato dalla sorveglianza, mobile con scomparti segreti e non visibili.
Il terzo esercizio: ridefinire e raffinare un focus
Passiamo a un terzo e ultimo esercizio, che consiste nella ridefinizione e raffinamento del focus.
Partiremo da un purpose focus, costituito da un problema da risolvere, da un miglioramento da realizzare, o da un compito da assolvere, e procederemo alle attività di estensione o espansione del focus e di sua successiva riduzione, attività che contribuiscono tutte alla ridefinizione del focus, e poi si procederà al suo eventuale successivo raffinamento.
Partiamo da un caso concreto.
Produciamo dei mobili per arredamento, e vogliamo realizzare il seguente focus relativo allo scopo, costituito dalla riduzione dei resi per danneggiamento durante il trasporto dei mobili. Questo è il nostro focus.
Procediamo all’attività di estensione o espansione del focus, e dobbiamo chiederci: “perché ridurre i resi per danneggiamento durante il trasporto dei mobili?”. Procediamo nell’attività di espansione, e indichiamo la ragione del perché.
Prima risposta: perché tali resi impegnano il customer service.
Seconda risposta: perché tali resi aumentano i costi per la sostituzione con impatto sugli utili.
A questo punto il focus ridefinito diventa “come evitare che i resi impegnino il customer service”, “come evitare che i resi aumentino i costi per la sostituzione con impatto sugli utili”, e vediamo come abbiamo, in questo caso, un nuovo focus ridefinito, che ci consente una migliore attuazione del miglioramento a cui tendevamo in origine.
Procediamo alla riduzione del focus.
In che modo? Dobbiamo chiederci, per ridurre il focus, “cosa ci sta bloccando?“. E, con riferimento al focus “ridurre i resi per danneggiamento durante il trasporto dei mobili”, una prima barriera è la seguente: abbiamo pochi mezzi per ritirare e rispedire i mobili.
Una seconda barriera è la seguente: su vari forum viene messa in dubbio la qualità dei nostri prodotti e la reputazione aziendale.
Ulteriore barriera: i nostri operai sono competenti nella produzione, ma non nella riparazione e sistemazione dei mobili.
E qui, una volta individuata la barriera, procediamo alla ridefinizione dell’originario focus, mediante la sua riduzione, nei nuovi focus “come ovviare alla carenza di mezzi per ritirare e rispedire i mobili”, “come ovviare alla diminuzione di credibilità e reputazione aziendale”, “come superare i limiti dei nostri operai nella riparazione e sistemazione dei mobili”.
Utilizzando quest’ultimo focus ridotto, ad esempio, invece che pensare a ridurre, in base all’originario focus, i resi per danneggiamento, potremmo pensare a rendere più efficienti i nostri operai, insegnando loro, con dei corsi appositi, anche le attività di riparazione e sistemazione dei mobili.
Nel video che trovate in alto vedrete una dimostrazione pratica di utilizzo del template relativo al focus, in relazione all’esercizio che vi ho illustrato.
Riepilogo
Abbiamo visto tre esercizi.
Il primo allena la flessibilità mentale: riorganizzare le lettere ci abitua a vedere le stesse cose in modi diversi, a rompere gli schemi o modelli che vengono, di default, utilizzati dal nostro cervello.
Il secondo espande le possibilità: passare dall’elemento al concetto, o punto fisso, apre alternative inattese.
Il terzo concentra l’energia creativa sui nostri obiettivi, aiutandoci a non disperderla: definire bene il focus ci consente di generare idee che ci aiutano a soddisfare le nostre esigenze effettive, e non quelle risultanti da una iniziale percezione.
Questi non sono giochi, sono strumenti del pensiero laterale sviluppati dal Professor Edward de Bono.
Cosa vi propongo di fare
Ora vi chiedo di riflettere.
Pensate all’ultima volta che il vostro team ha dovuto trovare una soluzione nuova.
O a quando avete faticato a generare idee originali per un progetto importante.
O a quel problema che sembrava non avere via d’uscita.
Queste situazioni si presentano spesso in ogni azienda. La differenza la fanno gli strumenti che avete a disposizione.
Io lavoro con le tecniche de Bono da anni. Il pensiero laterale. I Sei cappelli per pensare. Il pensiero strategico. Sono strumenti concreti. Non teoria astratta.
Se volete portare questi metodi nella vostra realtà aziendale, contattatemi. Valuteremo insieme come applicarli ai vostri problemi specifici. Prenotate una consulenza gratuita di 30 minuti e ne parliamo insieme.



