Immaginate questa scena. Siete in una riunione e dovete presentare un progetto complesso che vi sta a cuore. Tirate fuori tre pagine di testo ben scritte e vedete gli occhi dei colleghi e collaboratori che si spengono dopo 30 secondi. Ora immaginate di entrare con una mappa colorata e dinamica che mostra tutto in un colpo d’occhio. Improvvisamente tutti si mostrano subito interessati e partecipano attivamente. Questa è la differenza tra pensare in modo lineare e pensare per immagini.
Nel primo articolo abbiamo scoperto PERCHÉ il cervello preferisce le immagini; nel presente articolo vi mostro esattamente COME creare mappe mentali che trasformano idee confuse in visioni cristalline e le loro differenze rispetto alle più rigide mappe concettuali.
Vi mostrerò anche le flowscapes del Professor Edward de Bono, strumenti per mappare la percezione e vedere quello che gli altri non riescono a vedere.
Concluderò con una rassegna completa dei principali programmi e app per PC o per smartphone che possono aiutarci a creare mappe mentali e mappe concettuali.
Le mappe mentali e il loro impiego
Le mappe mentali sono una rappresentazione grafica del pensiero, hanno una struttura o geometria radiale, simile a quella dei neuroni, con i rami interconnessi che si irradiano a partire da un nucleo.
Le mappe mentali servono fondamentalmente a studiare, memorizzare, organizzare, pianificare, potenziare il pensiero, perché consentono appunto l’attuazione del pensiero per immagini, che è il pensiero maggiormente efficace, e al contempo consentono di potenziare la percezione, utilizzando tutte le frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello, e quindi anche la frequenza del cappello verde, che, mediante il ricorso alle tecniche del pensiero laterale, consente di generare nuove idee.
Le mappe mentali possono anche essere impiegate per praticare la tecnicadel pensiero parallelo, attraverso la tecnica dei Sei cappelli per pensare, in quanto alcuni programmi ottimizzati per la generazione e la creazione di mappe mentali consentono anche l’utilizzo dei Sei cappelli per pensare all’interno delle varie mappe create.
La struttura delle mappe mentali
Illustriamo ora la struttura di una mappa mentale.

Nella descrizione che segue invitiamo a fare riferimento all’immagine di esempio di una mappa mentale che abbiamo appena inserito e che abbiamo realizzato con il programma SimpleMind.
La mappa mentale parte da un suo nucleo o tema centrale, che costituisce il punto di partenza appunto della mappa mentale, ed è costituito dall’argomento, dal problema o dal pensiero rispetto al quale vogliamo generare una mappa mentale.
Dal tema centrale o nucleo della mappa si irradiano una serie di rami: un ramo che conduce ad A, un ramo che conduce a B, un ramo che conduce a C.
Questi rami conducono a dei successivi argomenti, cosiddetti argomenti “figli” o “secondari” rispetto all’argomento o tema centrale, che è primario. E questa relazione di gerarchia viene evidenziata sia dalla diramazione rispetto al nucleo centrale, in quanto appunto gli argomenti secondari o figli si diramano dal nucleo centrale, sia dalla diversa colorazione; e a sua volta un argomento figlio può portare, nella prosecuzione della mappa mentale, ad un ulteriore argomento figlio, e anche in questo caso abbiamo un ulteriore ramo che porta dall’argomento A all’argomento D.
Le mappe mentali hanno dei rami che connettono il tema centrale agli altri argomenti secondari o argomenti figli, rispetto ai quali il tema centrale costituisce l’argomento genitore, e questi rami vengono denominati anche relazioni. Le relazioni sono quei collegamenti che connettono un tema principale rispetto a un tema secondario, un tema genitore rispetto a un tema figlio.
È possibile anche effettuare un altro tipo di collegamento, nell’ambito di una mappa mentale, che è costituito dal cosiddetto collegamento incrociato.
Il collegamento incrociato, a differenza del ramo o relazione, che connette un tema principale rispetto a un tema secondario, un tema genitore rispetto a un tema figlio, connette due temi o argomenti che non sono tra loro in una relazione gerarchica.
Ad esempio io voglio connettere il tema B con il tema A, rispetto al quale non è gerarchicamente subordinato: in questo caso per evidenziare questo tipo di relazione uso il collegamento incrociato.
Come si effettua il collegamento incrociato?
Con il programma io vado a selezionare l’opzione per il collegamento incrociato, dal nodo o argomento da cui voglio partire, e clicco sul nodo al quale intendo collegare il primo nodo, e in questo modo ho creato il collegamento incrociato.

Il collegamento incrociato, come viene evidenziato nell’immagine che precede, è possibile crearlo non solo tra due nodi o argomenti non gerarchicamente subordinati della mappa mentale, ma anche con un altro nodo o tema esterno, come nel caso da me generato, di altro nucleo o tema centrale che posso volere collegare o al tema centrale della mappa che ho iniziato a creare, oppure ad un suo argomento figlio o gerarchicamente subordinato.
Anche in questo caso andrò sul tema centrale generato, cliccherò su collegamento incrociato, e vado a collegarlo, ad esempio, con il nodo B, e in questo caso ho effettuato il collegamento tra un altro nucleo o tema centrale e un nodo o argomento secondario o figlio rispetto al nodo principale della prima mappa che io iniziato a generare.
Ovviamente posso effettuare il collegamento incrociato anche rispetto a un altro tema centrale, e non devo fare altro, in questo caso, che andare sul tema centrale che intendo collegare, cliccare su collegamento incrociato e collegarlo all’originario tema centrale relativo alla mappa mentale che ho iniziato a generare.
È opportuno tenere presente è che posso utilizzare il collegamento incrociato anche tra un tema o argomento genitore o principale e un tema o argomento figlio o gerarchicamente subordinato, in aggiunta ovviamente alla relazione o ramo che ho generato per porre in collegamento gerarchicamente subordinato il tema figlio rispetto al tema genitore.
Vediamo subito come è possibile realizzarlo.
Io voglio, per esempio, effettuare un collegamento incrociato tra il tema A e il tema D, già questi temi sono legati tra di loro dalla relazione o ramo che li pone in gerarchia, anche in questo caso non devo fare altro che cliccare su collegamento incrociato e collegare l’argomento A all’argomento D ulteriormente, mediante il collegamento incrociato, il quale appunto evidenzierà un altro tipo di relazione, ulteriore e diversa rispetto a quella di gerarchia che ho originariamente impostato, perché comunque l’argomento D rimane sempre gerarchicamente subordinato rispetto all’argomento A.
Nella originaria impostazione di Tony Buzan delle mappe mentali, che possono essere anche realizzate mediante strumenti grafici tradizionali, ossia utilizzando fogli di carta con varie tipologie di colori, le parole che identificavano i vari temi o argomenti venivano e vengono tuttora scritte sui rami.
Con l’evoluzione della tecnologia, l’avvento degli elaboratori elettronici e dei programmi di grafica, si preferisce indicare gli argomenti, le denominazioni dei vari argomenti o temi, all’interno dei temi stessi e non sul ramo che collega i temi.
Ovviamente è sempre possibile utilizzare il ramo, che a questo punto è libero, perché non contiene l’indicazione “A_ARGOMENTO SECONDARIO …”, che in altri casi viene scritta sopra il ramo, per apporre un’etichetta, che consente di evidenziare, di specificare ulteriormente il tipo di relazione gerarchica che esiste tra l’argomento o tema principale e l’argomento o tema secondario.
Quindi nei programmi informatici per la realizzazione delle mappe mentali la denominazione relativa all’argomento, al tema, viene collocata direttamente all’interno del tema e non sul ramo.
L’impiego delle mappe mentali per rappresentare sequenze di cappelli mediante la tecnica dei Sei cappelli per pensare
Vediamo ora com’è possibile utilizzare una mappa mentale per potere generare una sequenza di cappelli nell’ambito della tecnica dei Sei cappelli per pensare.
Noi stiamo in questo caso utilizzando un programma per la generazione e per la creazione di mappe mentali per potere realizzare una sequenza di cappelli.
Come è possibile fare ciò?

Nella descrizione che segue invitiamo a fare riferimento all’immagine di esempio di una mappa mentale che abbiamo appena inserito.
Andiamo a generare una serie di temi centrali, che corrispondono ai cappelli che noi vogliamo utilizzare.
Vogliamo per esempio effettuare una sequenza di quattro cappelli e quindi inserisco il primo cappello, poi genero un secondo cappello, genero un terzo cappello, genero un quarto cappello, diciamo che a questo punto inserisco in questo tema centrale il focus, che può essere un’area focus o un purpose focus, e poi vado a generare la mia sequenza di cappelli rispetto a questo focus, primo cappello, secondo cappello, terzo cappello, quarto cappello.
Passo quindi ad indicare i vari cappelli che intendo utilizzare nella sequenza predisposta.
Ogni sequenza di cappelli inizia sempre con un cappello blu e termina con un cappello blu, per cui vado sul primo cappello, seleziono il primo cappello, e vado a individuare, nella sezione relativa alle icone, il cappello blu che associo subito al primo cappello.
Vado poi sul quarto cappello, perché la sequenza termina sempre con un cappello blu e anche qui associo un cappello blu.
Come secondo cappello nella sequenza io voglio utilizzare il cappello giallo, e quindi vado ad associare al secondo cappello il cappello giallo, che trovo qui, e, come terzo cappello, intendo utilizzare un cappello nero, e vado ad associare a questo cappello il cappello nero.
In questo modo ho realizzato la mia sequenza di cappelli mediante il programma per generazione delle mappe mentali.

E poi questo programma mi consente di gestire agevolmente i vari cappelli, per cui se, per esempio, come potete vedere nell’immagine che precede, decido che dopo il cappello blu voglio inserire un nuovo cappello, non devo fare altro che inserire il nuovo cappello, e, una volta inserito il nuovo cappello, decido di collocarlo dopo il terzo cappello che è il cappello nero, e, nel caso di specie, voglio utilizzare la frequenza del cappello verde, associo la frequenza del cappello verde, e ho la mia nuova sequenza costituita da cinque cappelli (per una migliore comprensione di tale esempio invito a consultare il mio video Mappe mentali e mappe concettuali, quali sono le differenze).
Ovviamente l’ulteriore vantaggio dei programmi di generazione di mappe mentali che consentono l’impiego delle icone dei sei cappelli per pensare, è costituito dalla circostanza che posso in ogni cappello inserire le valutazioni che ho effettuato durante la mia sequenza, per cui, quando sto utilizzando il cappello giallo, la frequenza del cappello giallo, andrò ad inserire i benefici, i valori e gli aspetti positivi che ho rilevato, potendo scrivere nell’ambito di questo campo, che è potenzialmente utilizzabile all’infinito.
I vantaggi dell’impiego delle mappe mentali
Quali sono i vantaggi dell’utilizzo, dell’impiego, delle mappe mentali?
Le mappe mentali consentono una comprensione immediata, perché aiutano a vedere l’insieme prima dei dettagli, agevolano la memorizzazione delle informazioni, perché, come ha evidenziato il loro inventore, Tony Buzan, imitando i neuroni umani, consentono al nostro cervello una più agevole memorizzazione, amplificano la creatività, in quanto agevolano l’impiego di alcune tecniche del pensiero laterale, consentono altresì una comunicazione efficace, in quanto un’immagine vale più di mille parole.
Altro aspetto positivo delle mappe mentali è costituito dal coinvolgimento emotivo, in quanto i colori e le immagini attivano la frequenza del cappello rosso, che quindi svolge con maggiore efficacia la sua funzione nella tecnica dei Sei cappelli per pensare, facilitano inoltre il pensiero parallelo, attuato mediante la tecnica dei Sei cappelli per pensare, in quanto abbiamo visto che le mappe mentali, o meglio, i programmi per generare mappe mentali, possono essere utilizzati anche per la generazione di sequenze di cappelli.
Aspetto ultimo, ma di non secondaria importanza, le mappe mentali danno una visione d’insieme. Tutto è collegato e visibile.
Questo aspetto è molto importante per la tecnica dello strategic thinking, del pensiero strategico, dove è fondamentale la messa a fuoco delle problematiche, e, in relazione a questa tecnica, le mappe mentali danno un contributo fondamentale.
Le mappe concettuali
Passiamo ora ad illustrare un altro strumento utilizzato per la rappresentazione grafica del pensiero, costituito dalle cosiddette mappe concettuali.
In che cosa consistono le mappe concettuali?
Sono delle rappresentazioni grafiche di concetti e delle loro relazioni logiche. Servono per strutturare logicamente le relazioni tra concetti, tra le conoscenze.
Il termine “concetto”, nelle mappe concettuali, assume un significato specifico e operativo. Per concetto si intende l’unità di conoscenza fondamentale rappresentata graficamente, che esprime un’idea, un oggetto, un evento, una caratteristica, o, più in generale, un elemento, unità che può essere collegata ad altri concetti attraverso relazioni etichettate.
Le mappe concettuali presentano informazioni sotto forma di parole e frasi posizionate in box e cerchi.
La mappa concettuale si articola in un reticolo, ha una struttura reticolare, che la differenzia rispetto alle mappe mentali, che hanno invece una struttura o geometria di tipo radiale.
Le mappe concettuali hanno una struttura gerarchica debole rispetto a quella, gerarchica anch’essa, delle mappe mentali, tant’è vero che si dice anche che, a differenza delle mappe mentali, le mappe concettuali non hanno gerarchia, hanno una gerarchia più ridotta, meno intensa, e la gerarchia delle mappe concettuali consiste nel loro procedere dall’alto verso il basso, e, in alcune mappe, anche o alternativamente da sinistra verso destra, a seconda, appunto, della tipologia di mappa.
Nelle mappe mentali, invece, la gerarchia è basata sull’ordinamento di centro e rami per importanza.
Si procede dal centro verso i rami, e, a mano a mano che ci si allontana dal centro, dal nucleo, della mappa mentale, si giunge ad elementi, argomenti, che sono gerarchicamente subordinati rispetto al tema centrale e rispetto agli altri argomenti che li precedono.
Anche nelle mappe concettuali abbiamo delle etichette sulle relazioni tra i vari concetti, ma spesso queste etichette sono costituite da frasi molto lunghe, che possono avere un impatto minore, appunto perché più difficili da ricordare, da memorizzare, rispetto alle semplici e sintetiche etichette che troviamo sui rami delle mappe mentali.
Altra caratteristica distintiva delle mappe concettuali rispetto alle mappe mentali è che le prime non usano colori e immagini, e ciò riduce il loro impatto visivo, oltre che il loro fascino per il cervello, che ha maggiori difficoltà a memorizzarle. Una mappa concettuale è solitamente monocromatica, e ha una struttura che si ripete tendenzialmente uguale di volta in volta.

Nell’immagine che precede è rappresentata una mappa concettuale vuota.
È evidente che nella stessa mancano assolutamente i colori, che sono invece presenti nelle mappe mentali in precedenza mostrate.
Le informazioni sono posizionate in box o cerchi (nell’immagine di esempio abbiamo inserito solo box) e abbiamo una struttura gerarchica che procede dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, a differenza della gerarchia delle mappe mentali, in cui si procede dal centro, dal tema centrale, verso gli argomenti gerarchicamente sottoordinati, ma senza necessariamente procedere dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, ma semplicemente dal centro verso la periferia, sia dal lato sinistro, nella mappa che vi sto mostrando, sia dal lato destro.
Quando usare le mappe mentali e quando usare le mappe concettuali
Le mappe mentali si usano fondamentalmente per attuare il cosiddetto pensiero parallelo, per potenziare la nostra percezione, per praticare la tecnica del pensiero laterale, ed anche per praticare lo strategic thinking, il pensiero strategico, che consente appunto di mettere a fuoco i problemi prima di procedere alla pianificazione strategica e all’implementazione strategica.
Le mappe mentali vengono pertanto utilizzate per esplorare le possibilità, e, più in generale, per pensare in modo maggiormente efficace.
Mentre invece le mappe concettuali servono fondamentalmente per l’organizzazione della conoscenza, servono a strutturare le informazioni in modo logico e verificabile.
Le mappe concettuali attengono quindi fondamentalmente all’attività di processing e non a quella di perception.
Le mappe concettuali sono fondamentalmente basate sul pensiero verticale, sulla logica e sull’adversarial thinking, appunto perché strutturano le informazioni in modo logico e verificabile.
È importante tenere presente l’importanza preliminare che ha l’attività di perception rispetto all’attività di processing, di elaborazione dei dati, che viene resa assolutamente vana e inefficace se non è preceduta da un’adeguata attività di acquisizione dei dati e delle informazioni.
Le flowscapes del Professor Edward de Bono
Dopo avere esplorato come visualizzare i pensieri attraverso mappe mentali e concettuali, completiamo il quadro con l’innovazione più avanzata del Professor de Bono, le flowscapes, le mappe della percezione e della realtà percepita.
Vediamo ora in che cosa consistono le flowscapes. Abbiamo detto che sono delle mappe delle percezioni, e letteralmente la traduzione è costituita dall’espressione “paesaggio dei flussi delle percezioni”, e servono appunto a mappare le nostre percezioni.
In che cosa consistono le percezioni?
Le percezioni sono il modo attraverso il quale il cervello organizza le informazioni che riceve dall’esterno.
E come giungono dall’esterno le informazioni al nostro cervello?
Giungono attraverso un flusso di attenzione, che è determinato, in parte da ciò che è all’esterno, in parte dagli schemi o modelli percettivi che di default utilizza il nostro cervello, e, in parte, dagli schemi percettivi potenziati che possiamo appunto potenziare tramite la tecnica del pensiero parallelo, che utilizza le sei frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello per potenziare i nostri schemi percettivi.
La flowscape è una mappa delle nostre percezioni, e attraverso la flowscapes noi possiamo modellare il nostro pensiero. La flowscape ci consente di vedere le nostre percezioni, di rilevare le nostre percezioni del mondo esterno, e ci consente altresì di vedere/rilevare le nostre percezioni su come noi vorremmo interagire con il mondo esterno.
Questo primo step della rilevazione delle nostre percezioni ci consente di migliorare le percezioni che sono migliorabili, e questo lo vedremo nella illustrazione che vi effettuerò tramite l’ausilio di alcune immagini.
Vi do qualche indicazione circa le fonti delle tecniche delle flowscapes del Professor Edward de Bono.
Per la prima volta queste tecniche sono state elaborate nella sua opera “Water Logic”, in cui il Professor de Bono parla della tecnica del water logic, della logica dell’acqua, che viene contrapposta alla tecnica del rock logic, ossia la logica della roccia, e fondamentalmente sia le flowscapes, sia, più in generale, la tecnica del water logic, della logica dell’acqua, riguardano il modo di pensare attuato mediante la tecnica dei Sei cappelli per pensare, del pensiero parallelo, che non usa le boxes, le scatole, le categorie, e che cerca di potenziare i nostri schemi percettivi.
La rock logic invece è costituita dal cosiddetto adversarial thinking o pensiero verticale, basato sulla logica, sulle scatole, per cui si tende ad incasellare ogni singola percezione in una categoria precostituita, limitando in tale modo fortemente le capacità di pensiero della nostra mente.
Recentemente la tematica delle flowscapes è stata rielaborata in una seconda opera del Professor Edward de Bono, scritta insieme al Dr. Caspar de Bono, intitolata “Flowscapes – Water logic, abridged version”, disponibile sia in formato cartaceo, sia in formato Kindle sul sito web di Amazon.it (e sugli altri siti di Amazon in tutto il mondo).
La flowscape ci consente di mappare come l’attenzione si muove nell’esperienza reale, ci consente di rilevare le dinamiche nascoste, ossia i pattern percettivi invisibili al pensiero tradizionale.
Prima di procedere all’illustrazione di alcune slide sulle flowscapes, vi mostro di seguito una flowscape disegnata, realizzata, con il metodo tradizionale, ossia partendo da un foglio di carta bianco in cui vengono appunto rappresentati con delle lettere i vari elementi di cui si compone il flusso di coscienza, di consapevolezza, e con delle linee vengono tra loro connessi.

Gli obiettivi delle flowscapes
Quali sono i due obiettivi delle flowscapes?
Il primo obiettivo è quello di mappare la percezione; il secondo obiettivo è quello di usare la mappa di tutte le percezioni come un punto di riferimento per cambiare il modo di pensare.
Come realizzare una flowscape
Quali sono gli step mediante i quali è possibile creare una flowscape?
Punto 1
Bisogna innanzitutto decidere un argomento o una situazione o un focus su cui si vuole pensare.
Punto 2
Successivamente, occorre scrivere un flusso di coscienza, sotto forma di elenco, e per flusso di coscienza si intende un insieme di aspetti, idee, elementi/oggetti (“items” in inglese), caratteristiche e fattori che vi vengono in mente.
Un flusso di coscienza indica le idee che vi vengono in mente mentre considerate la situazione su cui state pensando.
Punto 3
Ogni elemento va etichettato con una lettera, in ordine alfabetico, quindi A, B, C, D e così via.
Punto 4
Occorre quindi indicare il flusso verso un altro elemento di ogni elemento etichettato, aggiungendo la lettera corrispondente alla fine.
Quindi, in corrispondenza della lettera A, dovrò indicare a destra la lettera che identifica l’elemento verso cui tende l’elemento identificato con la lettera A.
Punto 5
Disponete le lettere in uno spazio aperto e collegate ogni lettera come indicato nel passaggio precedente. Le lettere più collegate devono essere vicine al centro. Questo ovviamente vale per la tecnica tradizionale, che utilizza un foglio di carta bianco.
Punto 6
Ridisegnare la flowscape in modo che nessuna linea si sovrapponga all’altra. Se durante la realizzazione avete avuto delle sovrapposizioni, ciò che avviene nel caso di realizzazione della flowscape con il metodo tradizionale, occorre ridisegnarla.
Punto 7
Chiedetevi in che modo la flowscape vi aiuta a capire la vostra percezione, cosa domina il vostro pensiero, ed è questa la fase in cui viene appunto analizzata la mappa di pensiero.
Punto 8
Nella fase finale, dopo avere rilevato i risultati della vostra flowscape, iniziate ad agire per vedere come potete cambiare il vostro pensiero, come potete modificare, migliorandole, le vostre percezioni.
Concentrate l’attenzione su un ciclo (denominato anche “loop”) o un collettore o punto di raccolta, e chiedetevi qual è il concetto.
Ci sono altri modi per realizzare questo concetto?
Ci sono altri concetti che dovreste includere?
Questo punto vi sarà più chiaro in esito all’llustrazione di una flowscape relativa ad un caso di esempio e realizzata con un programma dedicato, appunto, alla realizzazione delle flowscapes, che passerò subito ad illustrarvi.

Abbiamo fissato un argomento, costituito dalle auto sportive (punto 1), e questo è il primo elemento della procedura per realizzare una flowscape.
Passiamo adesso al punto 2, in cui scriviamo, individuiamo, un flusso di coscienza sotto forma di elenco.
Dobbiamo evidenziare gli aspetti, le idee, gli elementi, gli oggetti che ci vengono in mente relativamente al tema che abbiamo stabilito, che, nel caso di specie, è costituito dalle auto sportive.
E quindi in ordine alfabetico procediamo.
A: sono costose
B: sono pericolose
C: espongono i proprietari a furti e rapine
D: la loro manutenzione richiede tempo e danaro
E: sono rumorose
F: attirano l’attenzione
G: sono belle esteticamente
H: hanno prestazioni elevate
I: consumano molto carburante
J: sono scomode per uso quotidiano
Ripeto, queste sono le prime percezioni che abbiamo, e che il sottoscritto ha, nell’esempio che vi sta formulando, relativamente all’argomento che abbiamo stabilito.
Il punto 3 consiste nell’etichettare i singoli elementi della flowscape, cosa che ho provveduto a fare in precedenza, etichettandoli dalla lettera A alla lettera J.
Quarto step. Indicate il flusso verso un altro elemento, aggiungendo la lettera corrispondente alla fine. Partendo da ogni elemento, in ordine alfabetico, dobbiamo stabilire verso quale elemento, l’elemento che stiamo analizzando, tende.
Quindi dal punto A, la lettera A, le auto sono costose, questo elemento tende a D, perché pensiamo alla manutenzione, che richiede tempo e danaro.
Dalla lettera B, sono pericolose, si tende alla lettera H, perché sono pericolose perché hanno prestazioni elevate.
Dalla lettera C, espongono i proprietari a furti e rapine, e sono pertanto le auto pericolose, si va di nuovo alla lettera B.
Dalla lettera D, la manutenzione richiede tempo e danaro, si va alla lettera A, sono costose.
Dalla lettera E, sono rumorose, si va alla lettera F, attirano l’attenzione.
Dalla lettera F, attirano l’attenzione, si va alla lettera G, sono belle esteticamente.
Dalla lettera G, sono belle esteticamente, si va alla lettera F, attirano l’attenzione.
Dalla lettera H, hanno prestazioni elevate, si va alla lettera C, espongono i proprietari a furti e rapine, in quanto appunto appetibili da rapinatori e utilizzabili per commettere una serie di reati per sfuggire all’intervento delle forze dell’ordine.
La lettera I, consumano molto carburante, tende alla lettera A, sono costose.
La lettera J, sono scomode per uso quotidiano, porta alla lettera I, consumano molto carburante. Sono scomode tra l’altro perché consumano molto carburante.
Dopo questo step, che è il punto 4, le lettere anno disposte in uno spazio aperto, e va collegata, ogni lettera, alla lettera cui tende.

E in questo caso ci ha pensato il programma dedicato, messoci gentilmente a disposizione dal Dr. Caspar de Bono, CEO della “de Bono Ltd”, che è possibile vedere in azione nel secondo video cui è correlato il presente articolo, in cui, cliccando sul pulsante deputato alla generazione della flowscape, abbiamo generato la nostra flowscape, con i vari elementi che risultano tra loro collegati.
Passiamo ora ad esaminare la nostra flowscape.
Saltiamo il punto 6, che è quello relativo al controllo che nessuna linea generata si sovrapponga all’altra, perché questo punto viene utilizzato soltanto quando procediamo con strumenti grafici tradizionali alla realizzazione delle flowscapes. Il programma evita la sovrapposizione di linee.
Rimangono ora da esaminare i punti 7 e 8.
Nel punto 7, nella fase 7, dobbiamo rilevare le idee dominanti. Che cosa domina il nostro pensiero?
Per rilevare queste idee dominanti, la flowscape ci aiuta, evidenziando due elementi caratteristici: il collettore e il loop.
Il collettore ricorre quando uno degli elementi collegati è collegato a più di un elemento, e il collettore, nel caso di specie, può essere ben identificato nella lettera A.
L’essere le auto sportive costose è collegato all’elemento D, la loro manutenzione richiede tempo e danaro, ed altresì al punto I, consumano molto carburante.
Il loop è costituito da un ciclo, per cui i punti che abbiamo individuato si connettono ciclicamente e ripetitivamente l’uno all’altro, e qui abbiamo un loop che va da B ad H a C.
B, sono pericolose, porta ad H, hanno prestazioni elevate, e H porta a C, espongono i proprietari a furti e rapine, e C porta di nuovo a B, le auto sportive sono pericolose.
Entrambi questi elementi, il collettore e il loop, evidenziano delle idee dominanti, più forti nel caso del loop, che tende appunto a stabilizzare le nostre percezioni. E occorre ovviamente verificare se la percezione che è dietro un loop sia una percezione adeguata o non lo sia.
Nel caso di specie, andando ad analizzare questa flowscape, qual è l’idea dominante nel loop che abbiamo evidenziato?
L’idea dominante è costituita dalla circostanza che le auto sportive attraggono i criminali. Attraggono i criminali perché possono commettere reati, sfuggendo facilmente alle forze dell’ordine, con delle auto sportive, e perché hanno interesse a rivenderle a prezzi elevati.
Ora, questi elementi sono sicuramente degli elementi che ricorrono nella complessa situazione delle auto sportive, ma non possono costituire una percezione adeguata, perché, analizzando la nostra percezione, ci rendiamo conto che la prestazione elevata non può esclusivamente portare al rischio di furti e rapine, ma può anche portare ad altre idee, ad altre percezioni.
Per esempio ci consente di raggiungere più rapidamente una determinata località, e, con riferimento alla pericolosità, la pericolosità può essere dovuta non solo al rischio di furti e rapine, ma anche al potenziale esito letale di incidenti, derivante dalla maggiore velocità che è in grado di raggiungere un’auto sportiva.
Ovviamente occorre più tempo per approfondire una flowscape. Quello che mi preme evidenziare è la formidabile efficacia che ha la flowscape nel mappare la percezione e nel consentirci di verificare se la percezione è una percezione adeguata oppure se la stessa vada potenziata con gli strumenti del pensiero parallelo, che abbiamo esaminato in altri video.
Vediamo ora di sintetizzare le differenze tra le mappe mentali e concettuali e le flowscapes.
Nelle flowscapes ci si concentra solo sulla percezione, sulla focalizzazione, senza trovare subito una soluzione, a differenza che nelle mappe mentali e concettuali, che abbiamo esaminato nel precedente e nel presente articolo.
Altra caratteristica distintiva delle flowscapes è costituita dalla loro inerenza alla tecnica dello strategic thinking, tecnica da me insegnata quale Trainer certificato de Bono.
Lo strategic thinking è quella tecnica di pensiero che ha come finalità principale quella di mettere a fuoco le varie problematiche che si presentano nell’esercizio delle varie attività di impresa, senza andare oltre, senza cioè andare ad occuparsi della problematica dello strategic planning e della strategic implementation, rispettivamente della pianificazione strategica e dell’implementazione strategica.
Gli strumenti per creare mappe mentali e concettuali
Scopriamo ora quali strumenti ci possono aiutare a creare le mappe mentali e concettuali in modo professionale ed efficace.
Effettuerò al riguardo una sintetica rassegna dei vari programmi per PC o per smartphone, e indicherò per ogni programma, talvolta rendendo il nome linkabile, il sito web presso il quale è possibile analizzare le caratteristiche fondamentali del programma, e, eventualmente, acquistarlo.
Indicherò innanzitutto i programmi per PC solo gratuiti, e al riguardo ve ne è fondamentalmente solo uno, il cosiddetto FreeMind, il cui sito è consultabile al link https://freemind.sourceforge.net.
I programmi per PC gratuiti, con possibilità di upgrade a pagamento, sono i seguenti:
• Miro – https://miro.com
• Canva – https://canva.com
• MindMeister – https://mindmeister.com
• ClickUp – https://clickup.com
• LucidChart – https://lucidchart.com
• XMind – https://xmind.net
• SimpleMind – https://simplemind.eu
• EdrawMind – https://edrawsoft.com/edrawmind
• Coggle – https://coggle.it
• Mindomo – https://mindomo.com
• GitMind – https://gitmind.com
• Zenkit – https://zenkit.com
• Bubbl.us – https://bubbl.us
• MindNode – https://mindnode.com
• Algor Education – https://algoreducation.com
I programmi per PC solo a pagamento sono i seguenti:
• Microsoft Visio – https://microsoft.com/visio
• MindManager – https://mindmanager.com
• Ayoa – https://ayoa.com
• NovaMind – https://novamind.com
• MindView – https://matchware.com/mindview
Indichiamo ora i programmi per smartphone solo gratuiti: ve ne è uno solo, che è il cosiddetto SimpleMind, che è quello di cui abbiamo mostrato alcune mappe nel presente articolo, il cui sito web è consultabile al link https://simplemind.eu.
Indichiamo infine di seguito i programmi per smartphone gratuiti, con possibilità di upgrade a pagamento:
• MindMeister – https://mindmeister.com
• XMind – https://xmind.net
• SimpleMind Pro – https://simplemind.eu
• Mindomo – https://mindomo.com
• MindNode – https://mindnode.com
• Coggle – https://coggle.it
• GitMind – https://gitmind.com
• miMind – https://mimind.cryptobees.com
• Mindly – https://mindlyapp.com
• DrawNote – App Store/Google Play
Per quanto concerne i programmi per smartphone solo a pagamento, ce n’è uno soltanto, iThoughts, il cui sito è consultabile al link https://toketaware.com.
Il design thinking
Abbiamo fatto un viaggio completo nel pensiero per immagini, dalle mappe mentali, alle mappe concettuali, alle flowscapes. Il pensiero per immagini è una componente fondamentale per la relizzazione del cosiddetto design thinking.
Concludo la trattazione con un’efficacissima frase del Professor Edward de Bono:
Se non progetterete il vostro futuro, qualcun altro o qualcos’altro lo progetterà per voi. Il passato non è un progetto sufficiente per il futuro. Potete analizzare il passato ma dovete progettare il futuro.
Nel “progettare il futuro” è l’essenza del design thinking.
Cosa vi propongo di fare
Riflettete sulle vostre esperienze in cui avete provato ad aiutare il vostro processo di pensiero con lunghi testi contenenti esclusivamente parole, proposizioni e periodi che non riuscivate a controllare e che vi davano l’impressione di non consentirvi una adeguata messa a fuoco e percezione del problema che intendevate affrontare e risolvere
Se avete dei dubbi su come sbloccare la vostra mente, praticando il pensiero per immagini o il pensiero visuale attraverso i tool ai quali ho fatto in precedenza riferimento, praticando il pensiero strategico, tecnica che, come trainer de Bono, insegno agli imprenditori per mettere a fuoco le problematiche delle loro aziende, sono a vostra disposizione. Prenotate una consulenza gratuita di 30 minuti e ne parliamo insieme.



