Bloccati su una decisione? Opportunità perse? Non è sfortuna. Sono schemi mentali limitanti che possiamo identificare e correggere immediatamente.
Gli errori di pensiero: approfondimento etimologico
Nel presente articolo facciamo riferimento agli errori di pensiero che rallentano il successo. È opportuno un approfondimento etimologico dei due termini “errore” e “successo”.
Il termine “errore” deriva dal latino “errare”, che significa semplicemente vagare, andare in giro, e in origine tale termine non aveva alcuna connotazione negativa, perché descriveva un movimento esplorativo, il percorso di chi cerca una strada. Successivamente ha acquisito un significato ben diverso, che è costituito dall’allontanamento dal bene, dal vero, da ciò che conviene o è opportuno.
Errore oggi viene considerato il deviare da una regola o da una norma di comportamento.
Per quanto concerne il termine “successo”, anche questo termine ha avuto una evoluzione: dal latino “successus”, che significa semplicemente ciò che viene dopo, ciò che segue, è diventato successivamente (ed è tuttora) sinonimo di risultato favorevole.
Che cosa intendiamo per “errori di pensiero”? Sicuramente non intendiamo riferirci alla violazione di regole logiche, di categorie entro le quali incasellare ogni aspetto della realtà, perché questo è un tipo di pensiero povero, che porta a risultati altamente inefficaci.
Mentre per quanto concerne il significato del termine successo possiamo per ora tenere fermo il suo significato corrente di risultato vantaggioso, per chi appunto tende a tale risultato, con il termine errore/errori, non facciamo riferimento a difetti morali, violazioni di rigide, specifiche e circostanziate regole logiche, ma più semplicemente a modi di pensare senza una tecnica di pensiero adeguata.
Individuazione dei limiti del comune modo di pensare
Come ha dimostrato il Professor Edward de Bono mediante i risultati delle sue varie ricerche, il corrente e comune modo di pensare ha una serie di notevoli limitazioni, che ne pregiudicano l’efficacia.
Fondamentalmente una prima limitazione è costituita dalla circostanza che il comune modo di pensare è basato sul cosiddetto adversarial thinking, sulle regole della logica, che tendono a fare prevalere il punto di vista di un partecipante al processo di pensiero rispetto a quello degli altri partecipanti, diminuendo in modo notevole le potenzialità di sfruttamento della nostra mente, in quanto appunto tutti i pensatori tendono esclusivamente a contrastare il pensiero degli altri.
Altro limite del comune modo di pensare è costituito dalla circostanza che si tende a dare prevalenza all’attività di processing, di elaborazione dei dati, rispetto all’attività di perception, di recepimento dei dati, e il Professor Edward de Bono con i suoi studi ha dimostrato come una percentuale tra l’80 e l’85/90% degli errori che vengono commessi dagli esseri umani, giungendo a risultati inefficaci, sono errori di perception e non errori di processing.
Possiamo avere i migliori elaboratori elettronici, le migliori tecniche di elaborazione dei dati, ma se il dato immesso è un dato non verificato, inevitabilmente anche il risultato cui tende l’attività di elaborazione di tale dato sarà un risultato altamente inefficace.
Il terzo limite del comune modo di pensare è costituito dalla circostanza che il nostro cervello è di default non creativo, in quanto il suo funzionamento naturale è basato sull’impiego di schemi o modelli, che impediscono appunto al cervello di sfruttare tutte le sue potenzialità per generare nuove idee.
Il superamento dei limiti del comune modo di pensare tramite le tecniche di pensiero: il rapporto tra intelligenza e tecniche di pensiero
Come possiamo superare questi tre limiti del comune modo di pensare?
È possibile farlo tramite tecniche di pensiero adeguate, quali quelle elaborate dal Professor Edward de Bono, dei Sei cappelli per pensare o pensiero parallelo, del pensiero laterale e del pensiero strategico.
Qual è il rapporto tra le tecniche di pensiero e l’intelligenza?
Il Professor Edward de Bono amava fare riferimento all’equazione secondo la quale le tecniche di pensiero stanno all’intelligenza come le capacità di guida di un pilota stanno a un’auto sportiva.
Si può avere l’auto sportiva più prestazionale del mondo, ma, se non si hanno adeguate capacità di pilotaggio, non si riesce a sfruttarne tutto il potenziale.
Allo stesso modo l’intelligenza non può produrre risultati efficaci, di valore, se non viene adeguatamente sfruttata, e le tecniche di pensiero servono appunto a sfruttare adeguatamente l’intelligenza e a superare i tradizionali limiti del modo di pensare, del lasciare il cervello funzionare secondo le sue regole di default.
Il Professor Edward de Bono amava ripetere che la tecnica di pensiero, la capacità di sfruttamento della propria intelligenza e delle capacità della propria mente, “is not a talent but a skill”, ossia non è una dote naturale, un talento, che qualche persona può avere e altri possono non avere, ma una abilità che può essere facilmente appresa e potenziata tramite appositi corsi con i quali appunto vengono insegnate le tecniche di pensiero, come nel caso dei corsi che erogo come trainer de Bono.
A questo punto è chiaro che con il termine errore intendiamo fare riferimento al vagare senza adeguate tecniche di pensiero, al significato etimologico che aveva originariamente la parola errore, e non a quello corrente di violazione di norme o regole logiche.
Il termine “errore”, utilizzato per classificare/identificare attività meritevoli di incentivazione, promozione ed incoraggiamento, in quanto altamente positive, quale ostacolo al progresso dell’umanità
Riteniamo opportuno evidenziare anche che, come ha evidenziato il Professor Edward de Bono, con il termine “errore”, vengono spesso anche classificati, etichettati, dei comportamenti consistenti nelle sperimentazioni che non hanno avuto successo.
Questo utilizzo del termine errore è estremamente pericoloso, in quanto appunto lo si utilizza con una valenza negativa, ma per classificare e catalogare dei fenomeni che non sono riconducibili né alla violazione di regole logiche o di condotta, né all’errare senza tecniche di pensiero, in quanto appunto stiamo parlando della sperimentazione, e il Professor de Bono ha evidenziato come questa classificazione, come errore, delle sperimentazioni che non hanno avuto successo, costituisce appunto un grande limite o freno o disincentivo alla sperimentazione e alla generazione di nuove idee.
Questa tendenza a classificare con il termine negativo di errore i tentativi che non hanno avuto successo è un limite che deriva dalla cultura comune, dal linguaggio comune, ed al riguardo il Professor de Bono suggerisce di catalogare, di classificare, se vogliamo farlo, questi comportamenti, con il termine di “tentativo pienamente giustificato, che, per una ragione al di fuori del vostro controllo, non ha avuto successo”.
La terminologia appena suggerita, che evita il ricorso al termine errore per identificare tali comportamenti, consente di evitare che chi ha determinate competenze e voglia sperimentare, esplorare, per innovare, per generare nuove idee, sia disincentivato dal farlo, in quanto appunto in caso di insuccesso il suo comportamento sarebbe classificato come errore, e con le conseguenze di giudizio morale negativo ed anche di carattere economico a cui andrebbe incontro, appunto perché, nel comune modo di pensare, tale persona viene considerata come una persona che ha avuto insuccesso in quanto ha commesso un errore, utilizzando appunto il termine errore in modo assolutamente inappropriato.
I vari errori di pensiero: il pensiero monocromatico
Veniamo ora ad esaminare i vari errori di pensiero.
Il primo errore è costituito dal cosiddetto pensiero monocromatico. Ricorre quando viene utilizzato esclusivamente e sempre lo stesso cappello nel prendere le decisioni.
Abbiamo visto come il Professor Edward de Bono, con la tecnica del pensiero parallelo, nota anche come tecnica dei Sei cappelli per pensare, ha evidenziato come il nostro cervello ha sei frequenze di funzionamento, sei modi di pensare, che devono essere tutti utilizzati in adeguata sequenza, per sfruttare al massimo le potenzialità della nostra mente.
Con questo tipo di errore viene invece utilizzata soltanto una frequenza, solo la frequenza del cappello giallo, solo la frequenza del cappello nero, solo la frequenza del cappello bianco, ad esempio, e in questo modo si producono risultati assolutamente negativi.

Pensiamo al caso di un manager che usa esclusivamente il cappello nero: sarà abituato a valutare soltanto i rischi e non riuscirà a rilevare soluzioni altamente efficaci, che ha davanti a sé, perché dà assoluta prevalenza ai rischi, in quanto pensa esclusivamente con il cappello nero.

Un manager sempre ottimista utilizza soltanto il cappello giallo, e non riesce ad individuare dei rischi, attuali o potenziali, in relazione alle decisioni che andrà a prendere, e che saranno basate esclusivamente sul cappello giallo.

Il manager altamente pragmatico si blocca su dati rilevati con il cappello bianco, che sono ovviamente importanti, e non riuscirà ad andare oltre, in quanto appunto ad esempio non riesce ad utilizzare il cappello verde per individuare una soluzione innovativa per superare l’ostacolo che ha rilevato utilizzando il cappello bianco.
Le tecniche dei Sei capelli per pensare e del pensiero parallelo servono appunto a guidare la nostra mente, il nostro cervello, evitando che incorra in tale tipologia di errori.
(Segue): la paralisi dell’analisi
Altra tipologia di errore di pensiero è costituito dalla cosiddetta paralisi dell’analisi. Consiste nel ricercare una soluzione perfetta invece di identificare, adottare, una decisione efficace.
Ciò accade in quanto, praticando il cosiddetto pensiero verticale, il tradizionale modo di pensare, siamo spinti ad approfondire sempre di più nella stessa direzione, e rimaniamo bloccati in una sorta di analisi infinita.
Ad esempio, un manager passa mesi ad analizzare dei dati di mercato per una decisione che richiede azione immediata, e in tale modo perde il momento giusto per muoversi.
Il professor de Bono faceva riferimento, per illustrare tale tipologia di errori di pensiero, alla miniera: come quando, nel caso in cui un pozzo minerario o un pozzo di estrazione ha cessato di produrre notevoli quantità di materiali da estrazione, chi gestisce la miniera prova a scavare più in profondità, così chi pratica il pensiero verticale, quando non ha risultati efficaci, tende ad approfondire sempre di più un determinato argomento nella stessa direzione, evitando di ricorrere a tecniche di pensiero maggiormente efficaci.
Come nel caso del pozzo di estrazione sarebbe altamente opportuno provare a scavare un nuovo pozzo in una diversa zona di terreno, così nel caso delle tecniche di pensiero è preferibile evitare di continuare ad insistere con la stessa tecnica del pensiero verticale, che ha portato ad un blocco del processo di pensiero, che appunto è inidoneo a produrre risultati efficaci, e ricorrere alla più efficace tecnica del pensiero laterale, che consente di superare gli schemi o modelli del tradizionale modo di pensare, del cosiddetto pensiero verticale.
(Segue): ignorare l’intuizione
Altro errore di pensiero consiste nell’ignorare l’intuizione, avendo l’illusione del totale controllo emotivo.
Sopprimere o ignorare le emozioni nelle proprie decisioni è altamente pericoloso, in quanto possono esservi dei casi in cui non abbiamo sufficienti dati e informazioni per prendere una decisione, ovvero abbiamo tali dati e informazioni ma non siamo sicuri che siano verificati, e, al contempo, non abbiamo il tempo per verificarli, ovvero abbiamo dati e informazioni verificati, ma non abbiamo il tempo di esaminarli e analizzarli.
In tutti questi casi, privandoci dell’utilizzo della frequenza del cappello rosso, della sfera emotiva, ci priveremmo della possibilità di giungere ad una decisione rapida ed efficace quando non possiamo utilizzare altre frequenze di pensiero.
La tecnica del pensiero parallelo richiede l’utilizzo in sequenza delle varie frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello, e tutte le frequenze hanno una pari importanza e rilevanza, ed escludere a priori il ricorso ad una importante frequenza di pensiero, come quella del cappello rosso, porta ad una notevole limitazione del processo di pensiero, e, quindi, al rischio di adottare decisioni inefficaci, e la tecnica del pensiero parallelo, dei Sei cappelli per pensare, consente anche di bilanciare eventuali rischi di decisioni inefficaci basate esclusivamente sulla frequenza del cappello rosso, sulla sfera emotiva, in quanto appunto le altre frequenze di pensiero, coordinate da chi indossa cappello blu, consentono sempre di arrivare ad una decisione efficace ed in tempi molto rapidi.
(Segue): la creatività sterile
Un quarto tipo di errore di pensiero è la cosiddetta creatività sterile. Ricorre quando si confonde il brainstorming caotico con il pensiero laterale.
Il vero pensiero laterale non è dire tutto ciò che viene in mente senza alcuna motivazione, e spesso in modo caotico, ma utilizzare tecniche specifiche, che sono le tecniche elaborate dal Professor Edward de Bono, per rompere gli schemi o modelli utilizzati nel cosiddetto pensiero verticale, che impediscono appunto di trovare alternative e di generare nuove idee.
Come ha evidenziato il Professor Edward de Bono, il brainstorming può, talvolta, occasionalmente, portare alla generazione di nuove idee, ma tale risultato non è sempre assicurato, a differenza che nel caso della tecnica del pensiero laterale, tecnica che consente di organizzare il processo di pensiero facendo switchare il nostro cervello su frequenze di pensiero creative.
La tecnica del pensiero laterale, ovviamente, è una tecnica che può essere insegnata ed appresa, per cui chiunque può riuscire, con corsi adeguati, ad apprendere e praticare tale tecnica.
Nel caso del brainstorming abbiamo spesso dei meeting creativi, preordinati alla generazione di nuove idee, che producono invece semplicemente liste infinite di idee mai utilizzabili, mai attuabili, e difficilmente praticabili, mentre, nel caso del pensiero laterale, le idee vengono generate in tempi molto ristretti, in quanto appunto tale tecnica è molto rapida, e le idee generate sono lavorate, ottimizzate, per potere essere immediatamente utilizzabili ed applicabili per risolvere determinate problematiche, per migliorare determinati prodotti o per assolvere a determinati compiti.
(Segue): l’assenza di controllo del pensiero o assenza di metacognizione
Una quinta tipologia di errore di pensiero è costituita dall’assenza di controllo del pensiero o assenza di metacognizione. Ricorre questo errore quando non viene efficacemente organizzato il processo di pensiero, e il cappello che ha appunto questa specifica funzione, che è specificamente deputato all’assolvimento della funzione di metacognizione, di pensiero sul pensiero, è il cosiddetto cappello blu, che consente di evitare questa tipologia di errore.
Ciò si verifica quando, nei vari meeting, abbiamo riunioni assolutamente sterili e inefficaci, in quanto nessuno gestisce il processo di pensiero del gruppo o il processo di pensiero individuale, nel caso in cui siamo in presenza di un processo di pensiero individuale.

Nell’immagine che precede vengono evidenziate le tre discipline o caratteristiche del cappello blu.
La prima caratteristica è costituita dal focus, in quanto il cappello blu decide cosa volete pensare.
La seconda è costituita dalla tecnica, in quanto il cappello blu sceglie il cappello corretto e la corretta sequenza di cappelli o il corretto tool del pensiero laterale da utilizzare.
La terza è costituita dal tempo. Il cappello blu pone limiti ai vari cappelli e lavora al loro interno. Il tempo è una caratteristica fondamentale del cappello blu, in quanto, prevedendosi una durata massima per ogni frequenza di pensiero, a seconda della sessione di pensiero, vengono in tale modo rese altamente efficienti le sessioni di pensiero, poiché appunto non viene utilizzato del tempo prezioso per generare idee difficilmente attuabili, o senza concentrarsi adeguatamente sul focus della sessione di pensiero.
Il fattore tempo viene gestito da chi indossa il cappello blu, e consente di giungere in tempi rapidissimi a decisioni altamente efficaci.
Cambiare la mente
Abbiamo visto i cinque errori che sabotano il successo: pensiero monocromatico, paralisi dell’analisi, ignorare l’intuizione o illusione del controllo emotivo, creatività sterile e mancanza di controllo del pensiero.
Il vostro cervello è il vostro strumento di lavoro più prezioso. Come non usereste un computer senza sapere come funziona, non dovreste lasciare il vostro pensiero al caso. Concludo la trattazione con un’efficacissima frase del Professor Edward de Bono:
Perché avere una mente se non potete cambiarla?”
Questo è uno stimolo e un invito a compiere il primo passo per trasformare il vostro modo di pensare, e, di conseguenza, i vostri risultati. Il cambiamento inizia dalla consapevolezza.
Cosa vi propongo di fare
Riflettete sulle vostre esperienze in cui vi siete sentiti bloccati da errori di pensiero.
Se avete dei dubbi su come sbloccare la vostra mente, praticando le tecniche di pensiero che, come trainer de Bono, insegno agli imprenditori per evitare di incorrere in errori di pensiero quando devono prendere importanti decisioni per il futuro delle loro aziende, sono a vostra disposizione. Prenotate una consulenza gratuita di 30 minuti e ne parliamo insieme.



