Decision making: usare i dati senza esserne succubi

Quante volte vi è capitato di avere tutti i dati del mondo a vostra disposizione ma la decisione giusta sembrava sfuggirvi? O al contrario di sentire che la vostra intuizione vi suggeriva qualcosa, ma i dati e i numeri dicevano altro?

Ovvero avete poco tempo per decidere e dubitate di avere tutti i dati necessari e utili ma siete costretti a prendere decisioni intuitive perché vi sembra di non avere il tempo per praticare altre alternative?

I rischi originati dai big data nell’era informatica del terzo millennio

Nell’attuale era informatica dei big data siamo sommersi da miriadi di informazioni che dobbiamo raccogliere, analizzare, vagliare. Questo comporta due tipologie di rischi: un rischio da paralisi da analisi, perché quando la mole di dati è notevole impieghiamo appunto molto tempo per analizzare tali dati ed il rischio di adottare decisioni impulsive, ossia decisioni che prescindono dall’analisi e dalla raccolta dei dati e sono basate esclusivamente sulle nostre reazioni istintive e incontrollate, che prescindono appunto in modo assoluto dai dati e dalle informazioni.

La sfida che abbiamo davanti consiste nella calibrata integrazione dei dati, delle informazioni, e la saggezza intuitiva, le potenzialità dell’intuizione efficace. Questa integrazione equilibrata può consentirci di evitare entrambi i rischi appena evidenziati.

Il contrasto tra dati e intuizione ha un’origine antica: è legato al comune modo di pensare che viene costantemente praticato da oltre duemila anni. Questo comune modo di pensare ha fondamentalmente tre limiti:

● È basato sul cosiddetto adversarial thinking, per cui ogni partecipante al processo di pensiero tende ad instaurare un contraddittorio assoluto, facendo di tutto per fare prevalere la propria tesi, la propria opinione rispetto a quella degli altri partecipanti al processo di pensiero.

● Viene data assoluta precedenza o priorità all’attività di processing, di elaborazione dei dati rispetto all’attività di perception, di percezione dei dati e delle informazioni, e al riguardo il Professor Edward de Bono in un suo importantissimo studio, certificato da scienziati di fama internazionale, ha evidenziato come la maggior parte degli errori commessi dagli esseri umani sono errori di perception e non di processing.

Per cui se viene trascurata l’attività di perception, inevitabilmente il processo di elaborazione dei dati che non sono stati accuratamente vagliati durante la loro acquisizione sarà fallace.

● Altro limite è costituito dalla tendenziale prevalenza dei cosiddetti schemi o modelli basati sulla logica, nell’attività di pensiero, che contrastano in modo assoluto con la generazione di nuove idee, ed è per questo che il nostro cervello tendenzialmente non è creativo.

Il superamento dei rischi originati dai big data tramite la tecnica dei Sei cappelli per pensare

La tecnica dei Sei cappelli per pensare del Professor Edward de Bono ci offre un potente tool, un potente strumento per potere navigare con successo tra dati e intuizione, per conciliare tali elementi, che originano spesso nella nostra mente conflitti apparentemente irrisolvibili.

Al riguardo il Professor Edward de Bono diceva che viviamo in una bolla logica, costituita dalle nostre percezioni di default, dalle nostre percezioni non potenziate, dagli schemi o modelli attraverso i quali funziona il nostro cervello, ed è appunto per questo che non potenziando le nostre percezioni siamo prigionieri di questa bolla logica che ci fa percepire la realtà, il mondo con cui entriamo in relazione, esclusivamente sulla base di questi rigidi schemi o modelli.

L’uscita dalla bolla logica tramite la tecnica del pensiero parallelo

Come possiamo uscire dalla bolla logica di cui siamo prigionieri, che ci fa percepire tutto ciò con cui entriamo in relazione sulla base dei rigidi schemi o modelli percettivi del pensiero verticale basati esclusivamente sulla logica?
La via di uscita principe è costituita dalla tecnica, elaborata dal Professor Edward de Bono, del pensiero parallelo, tecnica attuata mediante i Sei cappelli per pensare.

Pensiero parallelo e Sei cappelli per pensare sono due espressioni alternative che designano la stessa tecnica. Mediante il pensiero parallelo utilizziamo tutte le sei frequenze di funzionamento, tutti i sei modi di pensare di cui è capace il nostro cervello, potenziando in tale modo tutte le nostre percezioni e giungendo a decisioni altamente efficaci.

Il pensiero parallelo non si basa su una prima semplice originale percezione, ma prevede l’applicazione di vari modi di pensare, delle frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello alle varie percezioni che possono essere attuate di una determinata situazione. Il Professor Edward de Bono, con la tecnica dei Sei cappelli per pensare, ha rilevato che il nostro cervello ha fondamentalmente le sei frequenze di funzionamento corrispondenti ai sei cappelli: il cappello blu, il cappello bianco, il cappello rosso, il cappello giallo, il cappello nero, il cappello verde e di nuovo il cappello blu, che ci consentono di pensare in modo altamente efficace realizzando il cosiddetto design thinking, che è il pensiero progettuale.

Questo tipo di pensiero, detto anche pensiero parallelo, è leggermente meno immediato del tradizionale modo di pensare, del pensiero lineare o pensiero verticale, ma è altamente efficace in quanto appunto, impiegando tutte le frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello, giunge ad azioni altamente efficaci.

Ho inserito due volte il cappello blu, all’inizio e alla fine della sequenza di cappelli, perché ogni sequenza di cappelli inizia sempre con un cappello blu e termina con il cappello blu, che è il cappello del controllo, relativo alla organizzazione del processo di pensiero, e che determina appunto l’inizio del processo di pensiero, l’utilizzo e la selezione dei vari cappelli che utilizziamo nella sequenza di pensiero e la fine del processo di pensiero.

L’utilizzo del cappello rosso e l’intuizione

Come è possibile conciliare l’intuizione con la miriade di dati presenti nell’attuale era informatica?
È di fondamentale importanza comprendere in che cosa l’intuizione consista. L’intuizione rientra nella frequenza di pensiero del cappello rosso, che appunto è il cappello relativo ai sentimenti, alle emozioni e all’intuizione, ed è costituita dalla immediata percezione o comprensione di una determinata situazione.

L’intuizione è il risultato di un giudizio complesso, basato sull’esperienza che ognuno di noi ha avuto, ed attenendo alla sfera emotiva, non può essere definita tramite parole, tramite linguaggio, ed è per questo che il cappello rosso non richiede motivazione quando viene utilizzato nella tecnica dei Sei cappelli per pensare.

Altra caratteristica del cappello rosso è costituita dalla circostanza che il cappello rosso ha una durata molto limitata. La durata massima della frequenza di pensiero del cappello rosso è una durata di 30 secondi ed è per questo che l’intuizione ci porta ad adottare decisioni sulla stessa basate in modo molto, molto rapido, in quanto appunto entro 30 secondi riesce a condurci all’adozione di una decisione.

L’utilizzo del cappello rosso in una sequenza di cappelli

Come è possibile coordinare in modo equilibrato la frequenza del cappello rosso in cui consiste l’intuizione con i dati da cui evidentemente non possiamo prescindere? Come viene realizzato il coordinamento tra le varie frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello?

Questo coordinamento viene realizzato assemblando delle sequenze di cappelli, ossia ponendo le varie frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello in sequenza, in ordine tra loro. Non mediante il contemporaneo o contestuale utilizzo, perché altrimenti realizziamo il cosiddetto “spaghetti thinking”, per cui le varie frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello vanno inevitabilmente in conflitto, producendo un pensiero povero, un pensiero altamente inefficace.

Esistono fondamentalmente tre tipi di sequenze di cappelli.

Possiamo avere delle sequenze fisse, che sono le sequenze appunto in cui il soggetto che indossa il cappello blu, che organizza il processo di pensiero, ha già preconfezionato delle sequenze di cappelli in un determinato ordine, assegnando ad ogni frequenza una durata massima, perché ogni frequenza di pensiero ha la sua durata, che è decisa dal soggetto che indossa il cappello blu, nei limiti massimi chiaramente della durata di ciascuna frequenza di pensiero.

È possibile inoltre avere delle sequenze contingenti o flessibili, che ricorrono quando chi indossa il cappello blu, ossia chi organizza il processo di pensiero e coordina le varie fasi in cui si articola, decide di eliminare uno o più cappelli partendo da una sequenza fissa, ovvero, partendo dalla medesima sequenza, di aggiungere uno o più cappelli, ovvero di sostituire uno o più cappelli.

Possiamo infine avere delle cosiddette sequenze evolutive quando non è predeterminata una sequenza fissa di cappelli, né una sequenza contingente e flessibile, ma si parte soltanto da un iniziale cappello blu e di volta in volta si stabilisce, o meglio, il soggetto che indossa il cappello blu stabilisce, quale frequenza di pensiero viene utilizzata in ogni step in cui si articola appunto il processo di pensiero.

L’utilizzo del cappello rosso in una sequenza fissa per effettuare una scelta

Vi illustrerò ora due interessanti sequenze fisse, che evidenziano come è possibile conciliare la rapidità dell’intuizione, della frequenza del cappello rosso, con altre frequenze di pensiero che ci consentono la adeguata acquisizione e verifica dei dati di cui pure è necessario tenere conto in un processo di pensiero efficace per giungere all’adozione di soluzioni e di decisioni altamente efficaci.

La prima sequenza di cappelli che utilizzeremo per giungere a decisioni efficaci è denominata “Scelta”, in quanto appunto ci consente di adottare scelte efficaci senza dare assoluta preminenza all’intuizione che può, isolatamente utilizzata, portarci a decisioni inefficaci e comunque non idonee a raggiungere il nostro focus, il nostro obiettivo.

La scelta

Si parte dal cappello blu, che è la prima frequenza di pensiero, che è presente in tutte le sequenze di pensiero.

Utilizziamo il cappello verde per la generazione di nuove idee.

Valutiamo le idee generate con il cappello giallo, rilevando i benefici, i valori, gli aspetti positivi. Utilizziamo successivamente il cappello nero come bilanciamento per rilevare i rischi, i punti di cautela, le potenziali negatività di cui tenere conto e a questo punto, nel bilanciamento tra cappello giallo e cappello nero interviene l’intuizione del cappello rosso che ci fa prendere immediatamente una decisione ed effettuare la scelta tra ciò che ci suggerisce il cappello giallo e ciò che ci suggerisce il cappello nero.

La sequenza si conclude con la frequenza del cappello blu che conclude ogni sequenza di cappelli, ogni processo di pensiero.

L’utilizzo del cappello rosso in una sequenza fissa per effettuare una valutazione

Illustriamo ora una seconda sequenza fissa di cappelli, denominata “Valutazione”, che ci consente appunto di effettuare una valutazione altamente efficace ponendo i cappelli in sequenza.

Questa sequenza, rispetto alla sequenza precedentemente illustrata, relativa alla scelta, è più ricca, ha un cappello in più, perché immettiamo in tale sequenza anche i dati e le informazioni che acquisiamo mediante l’utilizzo del cappello bianco.

La valutazione

Si parte sempre da un cappello blu, che è il cappello dell’organizzatore del processo di pensiero, che decide l’uso degli altri cappelli.

Il cappello bianco segue l’iniziale cappello blu, e con il cappello bianco rileviamo i dati e le informazioni, effettuiamo poi delle valutazioni di benefici, aspetti positivi e vantaggi con il cappello giallo, analizziamo i rischi, i punti di cautela, gli elementi negativi con il cappello nero, e, a successivamente, generiamo nuove idee mediante i tool del pensiero laterale che operano sotto la frequenza del cappello verde.

A questo punto, effettuiamo una scelta delle varie idee generate, tenendo conto dei dati e delle informazioni da cappello bianco come valutati con il cappello giallo e con il cappello nero, e questa valutazione e selezione di dati e di idee generate la effettuiamo con il cappello rosso che è rapidissimo, perché entro 30 secondi l’intuizione del cappello rosso ci aiuta a prendere una decisione in tempi appunto rapidissimi.

La sequenza si conclude anche in questo caso con il cappello blu, che è il cappello che decide l’organizzazione del processo di pensiero e che quindi decide che la sequenza di pensiero è finita, è terminata con l’adozione della decisione determinata dall’utilizzo del cappello rosso.

Cosa vi propongo di fare

Riflettete sulle vostre esperienze in cui avete percepito e rilevato delle difficoltà nell’usare i dati nei processi aziendali e per prendere le vostre decisioni, anche strategiche, in base a tali dati, nell’effettuare l’analisi strategica per le decisioni aziendali, e nell’integrare con equilibrio i dati e le informazioni con la vostra intuizione.

Se avete dei dubbi su come superare tali difficoltà nel bilanciare dati e intuizione nei processi decisionali data-driven, sfruttando al meglio le potenzialità della vostra mente, sono a vostra disposizione. Prenotate una consulenza gratuita di 30 minuti e ne parliamo insieme.