Lezioni di creatività da Edward de Bono

Oggi scoprirete nuove frasi rivoluzionarie del professor Edward de Bono che cambieranno il vostro modo di affrontare problemi e decisioni.

Non sono solo citazioni, sono principi fondamentali che rivelano come funziona davvero il pensiero creativo. Sono chiavi di accesso alle tecniche di creatività de Bono più potenti al mondo. Se pensate che la creatività innata sia un dono riservato a pochi, preparatevi a cambiare idea.

Nove frasi del Professor Edward de Bono sul pensiero creativo

Edward de Bono ha rivoluzionato il pensiero creativo trasformandolo da arte misteriosa a scienza applicabile. Le nove frasi che commentiamo rivelano i pilastri del suo approccio, pilastri che stanno alla base di tutte le sue metodologie.
In questo articolo scoprirete perché questi principi sono così potenti e come si traducono in tecniche concrete.

È possibile imparare a praticare il pensiero creativo

Iniziamo.

Ecco la prima frase.
Il pensiero creativo non è un talento, ma un’abilità che può essere appresa”.

La seconda frase costituisce la sua naturale conseguenza: “Perché avere una mente se non puoi cambiarla?”.

Insieme queste frasi demoliscono il mito della creatività innata e rivelano il vero potenziale della mente umana.

Il Professor Edward de Bono ha dimostrato che la creatività non è ispirazione casuale, un talento naturale, ma è il risultato di processi sistematici: “Creativity is not a talent but a skill”.

L’espressione “cambiare la mente” ha un doppio significato: fa riferimento, sia all’apprendimento delle tecniche di pensiero, sia alla loro applicazione e messa in pratica o attuazione, una volta che le si è apprese.

Il pensiero creativo de Bono funziona attraverso strumenti precisi, che letteralmente “cambiano” il modo in cui la vostra mente opera.
Quando imparate le tecniche corrette, non acquisite solo nuovi strumenti, trasformate la vostra capacità di pensare.
Modificando la vostra mente, attraverso l’apprendimento delle tecniche di pensiero de Bono, potete sbloccarne delle potenzialità che nemmeno immaginavate di avere.

Gli errori di pensiero

Veniamo ora alla terza frase.
 “La maggior parte degli errori di pensiero sono inadeguatezze di percezione piuttosto che errori di logica”.

Occorre qui fare un piccolo approfondimento etimologico del termine “errore”.
La parola “errore” deriva dal latino “errare”, che significa semplicemente vagare, andare in giro, e in origine non aveva alcuna connotazione negativa, descriveva un movimento esplorativo, il percorso di chi cerca una strada.

Solo successivamente ha acquisito il significato attuale dell’allontanamento dal bene, dal vero o da ciò che conviene o è opportuno.

In questo contesto, con riferimento agli errori di pensiero, intendiamo il termine errore come modo di pensare senza una tecnica adeguata.


Con questa frase viene fatto riferimento al secondo limite del comune modo di pensare. Il primo limite è costituito dal cosiddetto adversarial thinking, ossia dal pensiero verticale o in contraddittorio, con cui ognuno tende a fare prevalere la propria opinione preformata mediante tecniche argomentative logiche, avendo come scopo soltanto quello di demolire l’opinione di altri pensatori.

Il terzo limite è costituito dalla circostanza che il nostro modo di pensare è di default tendenzialmente non creativo, in quanto basato su schemi o modelli.

E il secondo limite è costituito dalla circostanza che, nel comune modo di pensare, si tende a dare assoluta prevalenza e prioritaria importanza all’attività di processing, di elaborazione dei dati rispetto alla preliminare attività di perception, di acquisizione dei dati e delle informazioni.

Il Professor Edward de Bono ha dimostrato, in alcuni suoi studi certificati da scienziati di rilevanza internazionale, come una percentuale tra l’ottanta e il novanta per cento degli errori di pensiero sono costituiti da errori di perception, di acquisizione dei dati, e non da errori di processing, di elaborazione dei dati.
Possiamo avere il migliore elaboratore elettronico, i migliori strumenti di elaborazione dei dati, se abbiamo un dato errato, o non verificato, inevitabilmente anche la successiva attività di processing sarà un’attività che ci porta ad un risultato errato, ad un risultato non attendibile.

L’importanza della risorsa della creatività per gli esseri umani

Quarta frase.
 “Non c’è dubbio che la creatività sia la risorsa umana più importante in assoluto.
Senza creatività non ci sarebbe progresso e continueremmo a ripetere all’infinito gli stessi schemi”.

In questa ultima frase la creatività viene contrapposta agli schemi, ed è appunto la tecnica del pensiero laterale che è funzionale a generare nuove idee.

Il nostro cervello di default non è creativo, in quanto basato su schemi o modelli, e le tecniche del pensiero laterale servono appunto a rompere questi schemi o modelli per consentire al nostro cervello di generare nuove idee.

Una piccola precisazione preliminare.
Con il termine “pensiero laterale” possiamo fare riferimento, sia al suo significato specifico, costituito da un set sistematico di tecniche utilizzate per generare nuove idee, cambiando le nostre percezioni, in modo da potere generare appunto nuove idee, ma può essere anche inteso in senso generale e non specifico, con riferimento all’attività di esplorazione di varie possibilità e approcci, invece che perseguire un singolo approccio.

Vediamo ora il pensiero laterale, che è altamente creativo, in azione, evidenziando come lo stesso riesca a superare i tradizionali schemi o modelli che imbrigliano il nostro cervello nei canoni della logica, impedendogli di generare nuove idee.

Al riguardo, per una migliore comprensione, Vi invito a fare riferimento alla seguente immagine che vi condivido.

Applicando i tradizionali schemi o modelli del pensiero verticale, in presenza di un determinato problema A, un purpose focus, tali schemi o modelli determinano anche la soluzione necessitata che, nell’immagine, è rappresentata dalla soluzione B.

Se, ad esempio, ci è stato prescritto un determinato farmaco che dobbiamo assumere sciolto in due dita di acqua, le regole della logica ci dicono di prendere una bottiglietta d’acqua, di versare l’acqua nel bicchiere fino a raggiungere il livello di due dita e di sciogliere il farmaco nell’acqua per poterlo poi assumere.

Supponiamo di trovarci in un luogo in cui è presente un distributore automatico di bottigliette di acqua e altre bevande, che però non ha la funzione di erogazione del bicchiere vuoto. In questo caso le regole della logica, gli schemi o modelli del pensiero verticale, non ci consentono di trovare una soluzione che ci aiuti ad assumere il farmaco che ci è stato prescritto.

Con il pensiero laterale, invece, dal blocco B, impossibilità di procedere perché manca il bicchiere, rompiamo lo schema o modello che va da A a B (evidenziato con una freccia nera continua), e che è rigido, basato su regole logiche, e lo attraversiamo fino a generare una nuova idea che è l’idea C (ho evidenziato tale attraversamento tramite la freccia verde).
L’idea C, nel caso di specie, consiste nel prendere dalla macchina erogatrice una bottiglietta piena d’acqua, rimuovere dalla stessa la quantità d’acqua superflua rispetto al livello di due dita, versare all’interno della bottiglietta la polvere solubile del farmaco che ci è stato prescritto, attendere qualche secondo e assumere il farmaco disciolto nella bottiglietta in cui è presente la sola quantità di acqua prescritta, bevendo quanto contenuto nella bottiglietta.

Questa soluzione che abbiamo individuato, questa nuova idea, appare logica con il senno del poi, perché consente di risolvere il problema dell’assunzione del farmaco, ma non saremmo mai stati in grado di raggiungere questa soluzione partendo direttamente da A secondo gli schemi o modelli del pensiero verticale.

È stato creato un nuovo modello dalla nostra mente, ricorrendo al pensiero laterale, che soddisfa il focus A, ma, come vedete dalla freccia nera tratteggiata, non saremmo ai stati in grado di arrivare da A a C perché le regole della logica, gli schemi o modelli, prevedono necessariamente che si vada solo da A a B.

Il pensiero laterale costituisce pertanto la tecnica di pensiero che consente di rompere, superare, attraversare gli schemi o modelli per potere generare nuove idee.

L’importanza del pensiero laterale nel probem solving

Quinta frase.
 “Potrebbe essere necessario risolvere i problemi non rimuovendo la causa, ma progettando la strada da seguire anche se la causa rimane al suo posto”.

Questa frase sintetizza l’approccio del Professor de Bono al problem solving.

La maggior parte dei manager spreca energie cercando di eliminare le cause dei problemi.
Il pensiero laterale insegna una strategia diversa: progettare soluzioni che funzionano anche se il problema persiste.

Il professor de Bono ha evidenziato come non è sempre possibile identificare la causa di un determinato problema che si presenta; e quando anche è possibile identificare la causa del problema, non sempre la sua rimozione ne comporta la soluzione.

Ecco che quindi ci vengono in ausilio le tecniche del pensiero laterale, una delle cui funzioni è quella di risolvere problematiche complesse, per le quali non è facile o non è possibile identificare la causa, o per le quali la rimozione dell’eventuale causa identificata non porta ad una loro soluzione efficace.

Il design thinking o pensiero progettuale

Sesta frase.
 “Se non progetterete il vostro futuro, qualcun altro o qualcos’altro lo progetterà per voi. Il passato non è un progetto sufficiente per il futuro. Potete analizzare il passato, ma dovete progettare il futuro”.

Questa frase del Professor Edward de Bono è una delle sue frasi più efficaci, in quanto densa di molteplici significati.

Una prima rilevanza di questa frase consiste nel riferimento al design thinking, quando il Professor de Bono fa appunto riferimento all’attività di progettare il futuro.

Questa attività è possibile soltanto utilizzando le tecniche dei Sei cappelli per pensare, denominata anche tecnica del pensiero parallelo, e del pensiero laterale.

Con il pensiero parallelo, tecnica da me approfondita in altri video, e che, come trainer de Bono, insegno agli imprenditori, vengono usate le sei frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello, metaforicamente rappresentate dai Sei cappelli per pensare, quali strumenti per potenziare, indirizzare, l’attenzione, in quanto appunto le frequenze di pensiero sono, per il Professor de Bono, delle attention directing frameworks, ossia delle strutture per indirizzare, potenziare, l’attenzione.

Il pensiero parallelo, infatti, con le sei frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello, riesce a gestire situazioni non gestibili con la tradizionale tecnica dell’adversarial thinking, del pensiero verticale, che è appunto basata esclusivamente sulle categorie, sulle boxes della logica, che guardano esclusivamente al passato.
Il pensiero parallelo riesce invece a gestire efficacemente anche situazioni future.

Anche il pensiero laterale è uno strumento per realizzare il design thinking, in quanto appunto, generando nuove idee, riesce a gestire situazioni future, diversamente ingestibili mediante il tradizionale pensiero verticale o adversarial thinking.

Rientra nel design thinking anche la terza tecnica di pensiero da me insegnata, come trainer de Bono, il cosiddetto strategic thinking, che serve a mettere a fuoco le problematiche.

Lo strategic thinking viene contrapposto allo strategic planning e alla strategic implementation, rispettivamente la pianificazione strategica e l’implementazione strategica.

È estremamente importante limitare lo strategic thinking alla messa a fuoco delle problematiche, perché soltanto con un’adeguata messa a fuoco delle problematiche è poi possibile praticare efficacemente la pianificazione strategica e l’implementazione strategica.

La creatività quale motore del successo duraturo

Abbiamo esplorato, attraverso sei efficaci citazioni del professor de Bono, cinque principi rivoluzionari che rivelano come trasformare il vostro modo di pensare.
Ma c’è una settima frase che spiega perché tutto questo è urgente:

Il pensiero è la risorsa umana per eccellenza”.

La qualità del nostro pensiero determinerà la qualità del nostro futuro”.

Non è filosofia aziendale, è realtà operativa.

Per una efficace sintesi finale, lascio che sia ancora il Professor Edward de Bono a chiudere con due frasi che racchiudono tutto:

Il pensiero è la risorsa umana per eccellenza”.

 “La qualità del nostro pensiero determinerà la qualità del nostro futuro”.

Cosa vi propongo di fare

Ricordate, la creatività non è un dono, è un’abilità, e, come ogni abilità professionale, va appresa correttamente.

Riflettete sulle vostre esperienze in cui avete avuto difficoltà a generare nuove idee.

Se avete dei dubbi su come sbloccare la vostra mente, praticando il pensiero creativo, tramite le tecniche di pensiero che, come trainer de Bono, insegno agli imprenditori per generare nuove idee quando devono prendere importanti decisioni per il futuro delle loro aziende, sono a vostra disposizione. Prenotate una consulenza gratuita di 30 minuti e ne parliamo insieme.