Una fabbrica scarica rifiuti in un fiume. Il problema è noto da anni. Le soluzioni proposte sono sempre le stesse: filtri, regolamenti, sanzioni. Nessuna funziona davvero.
Poi qualcuno dice una cosa apparentemente assurda: “PO, la fabbrica è a valle di sé stessa”.
Impossibile, certo. Ma da quella frase nasce un’idea che ha ispirato varie normative per contrastare l’inquinamento in diversi paesi del mondo.
Il potere della provocazione, che rompe gli schemi e i modelli, nella generazione di nuove idee
Fermiamoci un momento su quella frase. La fabbrica è a valle di sé stessa. Fisicamente impossibile. Eppure, se la trattiamo non come un’affermazione vera o falsa, ma come uno strumento per muovere il pensiero, accade qualcosa di interessante.
Se la fabbrica fosse costretta a prelevare l’acqua a valle del proprio scarico, sarebbe la prima a subire i propri rifiuti. Improvvisamente, l’incentivo a inquinare scompare. Emergono soluzioni di riciclo interno, sistemi a zero scarico, tecnologie che il pensiero convenzionale non avrebbe mai raggiunto.
Quell’idea, nelle parole dello stesso Professor Edward de Bono, è diventata normativa in alcuni paesi.
Questo è il potere della provocazione. Non è un’idea stravagante. È un metodo preciso, con regole precise, che produce risultati verificabili.
Il termine “provocazione” quale sineddoche usata per riferirsi a uno specifico tool del pensiero laterale
- Che cos’è la provocazione nel pensiero laterale e perché funziona?
- Come trasformare una provocazione in un’idea applicabile al business?
- Quali sono i rischi da evitare quando si usa la provocazione?
Il termine “provocazione” è una sineddoche, con la quale ci si riferisce al tool della “provocazione e movimento” del pensiero laterale.
Vediamo in che cosa consiste il pensiero laterale.
Il termine “pensiero laterale” può essere usato in due sensi, uno specifico, e un altro più generale.
In senso specifico, per pensiero laterale si intende un set di tecniche sistematiche utilizzate per cambiare concetti e percezioni e per generare nuove idee.
In senso generale, invece, il termine pensiero laterale fa riferimento all’esplorazione di varie possibilità e approcci, invece che perseguire un singolo approccio.
In senso generale, il pensiero laterale si occupa dell’esplorazione delle percezioni e dei concetti, ma, nel suo senso e significato specifico, si occupa del cambiamento delle percezioni e dei concetti.
Il termine “pensiero laterale” è pertanto riservato alle specifiche tecniche e tool che sono utilizzati in modo sistematico per generare nuove idee e nuovi concetti.
È importante ricordare la fondamentale differenza tra il brainstorming tradizionale e il pensiero laterale.
Solo il pensiero laterale consente, in base ai tool che vengono dallo stesso applicati, la sicura generazione di una molteplicità di idee, cosa che non è invece garantita dal brainstorming, in cui vi è semplicemente una libertà di proporre le prime idee che vengono in mente, ma manca una tecnica sistematica preordinata alla loro generazione.
Come opera il pensiero laterale
Vi mostrerò ora, con l’aiuto di una slide, come opera la tecnica del pensiero laterale.

Con la lettera A viene identificato un purpose focus, che può consistere in un problema da risolvere, in un miglioramento da effettuare o in un compito da assolvere. Il tradizionale e comune modo di pensare, rispetto a un purpose focus, dà un’unica risposta, quando è in grado di darla, che è la risposta B, che deriva dalle regole della logica, del pensiero verticale o pensiero convergente.
Pensiero “convergente” perché fa riferimento all’attività di convergere, ossia di dirigersi verso un medesimo, verso un unico, fine o punto.
Dal punto A si può andare esclusivamente, con il pensiero verticale o pensiero convergente, al punto B.
Il pensiero laterale consente di rompere questo schema o modello, che va da A a B, giungendo alla generazione di una o più idee diverse dalla soluzione B che viene data a un determinato problema, dalla risposta B che viene data a una determinata domanda.
Come è possibile saltare da B a C? Come è possibile rompere questi schemi o modelli? Gli schemi o modelli vengono rotti tramite i tool del pensiero laterale, di cui tratteremo tra breve, che consentono appunto di liberare il nostro cervello da questi schemi o modelli che gli impediscono la generazione di nuove idee.
Il pensiero laterale riesce a rompere gli schemi o modelli che vengono utilizzati dal nostro cervello, ad andare da B a C, per utilizzare come riferimento la slide che vi ho appena mostrato, utilizzando sette tool, che sono costituiti dal focus, dalle alternative ed estrazione di concetti, dalla sfida (Challenge), dalla Random Entry, cosiddetta “Entrata casuale” o “Ingresso casuale”, dalla provocazione e movimento, dalla raccolta, e, infine, dal trattamento e valutazione delle idee che vengono generate.
Il significato dei termini “provocazione” e “PO”
La provocazione, come suggerisce il suo nome, è uno dei tool de Bono più radicali. Possiamo utilizzare questo tool per uscire dei nostri schemi (o modelli) di pensiero.
La provocazione include un processo mentale chiamato “Provocative Operation” (in italiano “operazione provocatoria”), conosciuta anche come “PO”, così come le idee generate dalle PO. PO è derivata da parole come ipotesi (in inglese “hypothesis”), possibile (in inglese “possible”) e supporre (in inglese “suppose”), ognuna delle quali ci invita a pensare a cosa accadrà dopo.
Poiché le provocazioni sono scomode e impraticabili, le vediamo come un punto di partenza e procediamo oltre rispetto ad esse fino a quando non abbiamo pensato a nuove idee realizzabili.
La Provocative Operation è un processo mentale incluso nella provocazione, ma usiamo il predetto termine anche per indicare le idee generate attraverso le Provocative Operation.
Gli step della provocazione e movimento
La provocazione e il movimento vengono attuati attraverso i seguenti step.
- Selezionare un focus
- Elencare ciò che date per scontato in relazione al focus
- Avviare delle provocazioni usando tecniche di provocazione
- Scegliere le provocazioni più audaci
- Utilizzare le tecniche di movimento per generare nuove idee che soddisfino il focus
- Raccogliere le idee da trattare e valutare, o applicare un altro tool per avere altre idee
La provocazione e movimento è una tecnica molto potente, che rompe gli schemi o modelli mentali in due momenti. Ve li mostro con l’ausilio di una slide.

Con la Random Entry (o “Entrata casuale” o “Ingresso casuale”), partendo dal focus A, generiamo nuove idee, C, saltando direttamente da B (che è la conseguenza logica che il pensiero verticale, il tradizionale e comune modo di pensare connette al focus A) a C, attraversando, rompendo, gli schemi o modelli che ci propone il pensiero verticale, il tradizionale e comune modo di pensare.

Con la provocazione attuiamo la generazione di nuove idee in due step.
Primo step
È lo step PO, lo step della provocazione, attraverso il quale generiamo alcune provocazioni, e, in esito alla generazione di queste provocazioni, che usiamo come trampolino di lancio, passiamo poi, al successivo step.
Secondo step
È lo step relativo alla generazione di nuove idee, lo step attraverso il quale, partendo dalle provocazioni (PO), che usiamo come trampolino di lancio, generiamo nuove idee (che abbiamo indicato con la lettera “C”).
Pertanto questo tool del pensiero laterale, il tool della provocazione e movimento, è articolato in due step: prima la provocazione, e successivamente il movimento.
Le tecniche di provocazione
Preciso che il termine “tool” designa sia l’intero tool di provocazione e movimento, sia ognuna delle singole tecniche, ossia la tecnica di provocazione e la tecnica del movimento autonomamente considerate, sia i vari elementi o componenti che vengono impiegati in tali tecniche e che possono anch’essi essere considerati quali tool.
Iniziamo a illustrare le tecniche (o tool) di provocazione.
È possibile avere sia delle provocazioni spontanee, di cui parleremo successivamente, sia tecniche di provocazione, alle quali dobbiamo inevitabilmente ricorrere quando le provocazioni spontanee non funzionano.
Le tecniche di provocazione sono modi per avviare una provocazione.
Abbiamo quattro tecniche di provocazione.
La prima è la fuga, che consiste nel cancellare o eliminare o abbandonare o omettere o lasciare ciò che date per scontato.
La seconda è l’inversione, che consiste nell’invertire la normale direzione di azione.
La terza è il pensiero illusorio o pensiero desiderativo.
Con questa tecnica creiamo un desiderio di fantasia e pensiamo “non sarebbe bello se …” con riferimento al focus rispetto al quale abbiamo necessità di generare nuove idee.
Il quarto tool della provocazione è l’esagerazione.
Consiste nel suggerire una misura che non rientra nel range normale, una scala che non rientra nell’intervallo normale, immaginare che un fattore sia molto più grande o molto più piccolo del normale.
Le tecniche di movimento
Se dovessimo applicare il giudizio a una provocazione, la rifiuteremmo in quanto non conforme alla nostra esperienza. Tuttavia, se applichiamo il movimento, consideriamo la PO come un trampolino di lancio verso quello che potrebbe essere.
Quando utilizziamo le tecniche di movimento, otteniamo risposte alla domanda preliminare “Dove può portarmi questa idea?” Per qualsiasi idea provocatoria dobbiamo chiederci: “Dove può portarmi questa idea?”.
Una volta che avrete una serie di provocazioni, è importante selezionarne alcune per andare avanti. Scegliete le PO che sono più insolite. Se selezionate quelle con cui è più facile lavorare, è più probabile che vi connettiate a un’idea esistente. Volete aprire un nuovo percorso ed è più probabile che una PO più audace vi aiuti a farlo.
Le tecniche di movimento ci aiutano a passare dalle operazioni provocatorie a nuove idee.
Illustriamo ora le tre tecniche (o tool) di movimento.
Prima tecnica: momento per momento
Occorre visualizzare cosa accadrebbe momento per momento se la PO venisse attuata. Ci si sposta poi verso nuove idee.
Seconda tecnica: estrarre un concetto
Occorre estrarre un concetto dalla PO. Anche in questo caso ci si sposta poi verso nuove idee.
Terza tecnica: aspetti positivi
Occorre elencare i benefici della PO. E ci si sposta, anche in questo caso, verso nuove idee.
Il tool della provocazione e movimento in azione
Passiamo ora a un esempio per vedere come funziona la tecnica della provocazione e movimento.
Partiamo da un focus: dobbiamo ridurre gli incidenti degli aerei in fase di atterraggio, soprattutto quando le condizioni meteorologiche, vento in particolare, sono avverse. Sappiamo che spesso gli aerei hanno difficoltà in fase di atterraggio, in quanto devono approcciare la pista in una determinata direzione, e, seguendo quella direzione, in certe condizioni meteorologiche, in particolare di vento, l’atterraggio può essere particolarmente problematico.
Applichiamo l’inversione, invertiamo la normale direzione di azione, e passiamo da “l’aereo si adatta alla pista” a “la pista si adatta all’aereo”. Non è l’aereo che va in direzione della pista, ma la pista che va in direzione dell’aereo. Questa è la provocazione che abbiamo realizzato attraverso la tecnica dell’inversione.
Attraverso la tecnica (o tool) della provocazione, la pista si muove in direzione dell’aereo, e non è l’aereo che cambia direzione per indirizzarsi verso una pista che è fissa, e da questa provocazione passiamo all’idea che possiamo generare: prevedere, non una o più strisce rettangolari asfaltate per atterrare, e questo è il normale e tradizionale modo di pensare, che prevede anche più di una pista orientata in una direzione diversa dalla prima pista, ma una grande superficie asfaltata a forma di cerchio, con diametro pari a quello della lunghezza richiesta da varie piste di atterraggio, in modo che l’aereo, a seconda delle condizioni meteo, possa scegliere la migliore direzione per atterrare.
Una successiva evoluzione di questa idea potrebbe essere quella di prevedere delle piste addirittura rotanti.
Diversamente, con il tradizionale e comune modo di pensare ci limitiamo a realizzare una sola pista o una seconda o una terza pista alternativa diversamente orientata.
Con la tecnica del pensiero laterale, in particolare con la tecnica della provocazione e del movimento, dopo la prima provocazione “è la pista che va verso l’aereo”, abbiamo generato due idee che ci consentono di realizzare delle nuove superfici di atterraggio, che riducono notevolmente i rischi di incidenti causati dalle condizioni meteorologiche in generale e dal vento in particolare.
Per generare le nuove idee di una pista di atterraggio a forma di cerchio o di piste rotanti abbiamo usato la tecnica del momento per momento, partendo dalla provocazione, dalla PO, secondo la quale non è l’aereo che si avvicina alla pista, ma è la pista che va in direzione dell’aereo.
Come abbiamo applicato questa tecnica del momento per momento?
Nella nostra mente abbiamo visualizzato la provocazione in atto. Dobbiamo pensare a cosa accadrebbe di momento in momento, ossia visualizzare momento per momento cosa accadrebbe se la PO venisse attuata.
Applichiamo questa tecnica alla provocazione che abbiamo generato, e partiamo dalla pista che si avvicina all’aereo, che va incontro all’aereo. Andando incontro all’aereo, la pista disegna un cerchio. E di qui l’idea della pista a forma di cerchio.
Per quanto concerne invece l’idea delle piste rotanti, come abbiamo generato tale idea?
Durante la fase di generazione dell’idea della pista a forma di cerchio, che abbiamo appunto generato ipotizzando che la pista vada incontro all’aereo, se isoliamo i singoli fotogrammi di rotazione, primo fotogramma, secondo fotogramma, terzo fotogramma, quindi senza disegnare un cerchio completo, vediamo varie piste disposte con angolazioni diverse. Quindi non un cerchio, ma più piste disposte con angolazioni diverse.
Come è possibile realizzare tali piste? Oltre che realizzare più piste fisse con angoli di atterraggio diversi rispetto agli aerei che atterrano, possiamo ipotizzare un’unica pista rotante, che, a seconda della direzione dell’aereo che intende atterrare, ruota appunto su sé stessa per favorire l’atterraggio dell’aereo.
Ho inserito una dimostrazione dinamica relativa al tool della provocazione e movimento nelle slide che potete vedere nel video che trovate in alto.
Le provocazioni spontanee e il movimento attuato mediante l’attitudine generale
Possiamo avere anche delle provocazioni spontanee, che sorgono spontaneamente nel corso della generazione di idee, e si presentano senza uno sforzo deliberato, senza ricorrere alle tecniche del pensiero laterale che ho appena illustrato.
Una volta generate le idee che possono essere utilizzate come provocazioni, le contrassegniamo con l’acronimo “PO” e procediamo, o tramite l’attitudine generale, o tramite le tecniche del movimento, alla generazione di nuove idee.
Anche il movimento può essere attuato mediante l’attitudine generale o mediante le tecniche sistematiche del movimento.
L’attitudine generale è la volontà generale di andare avanti rispetto a una dichiarazione o a una provocazione.
Ci sono nuove idee che possono emergere subito. Una persona che ha praticato il movimento, e che è consapevole delle tecniche di movimento sistematiche in cui consiste il pensiero laterale, spesso otterrà movimenti utili semplicemente utilizzando questa attitudine generale.
L’attitudine generale è sempre quella che vale la pena di provare per prima. Se questo approccio non porta a risultati utili, allora vale la pena ricorrere alle tecniche sistematiche di movimento.
Quando si impara il pensiero laterale, è opportuno utilizzare le tecniche sistematiche per sviluppare un’abilità generale di movimento.
Le provocazioni spontanee vengono realizzate attraverso i seguenti step.
- Selezionare un focus
- Generare idee in modo spontaneo per soddisfare, per realizzare, il focus
- Individuare le idee che potrebbero essere utilizzate come provocazioni spontanee (segnalate l’uso di un’idea come provocazione contrassegnandola con l’acronimo “PO”)
- Spostarsi dalla PO a una nuova idea utilizzabile
Il pensiero laterale attuato mediante il cappello verde nella tecnica dei Sei cappelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo
Il pensiero laterale può essere praticato anche nell’ambito della tecnica dei Sei cappelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo, in particolare nell’ambito della frequenza del cappello verde, dove trovano spazio le tecniche del pensiero laterale per generare nuove idee.
Il cappello verde è il cappello della creatività. Adempie alle sue funzioni sfidando lo status quo e andando alla ricerca di alternative e opportunità.
Il cappello verde prevede un suo uso spontaneo, ovvero un uso non spontaneo o intenzionale o deliberato o provocato dello stesso.
Parliamo di uso spontaneo del cappello verde quando ci sforziamo di generare nuove idee senza applicare le tecniche sistematiche e formali per generare nuove idee, ossia le tecniche del pensiero laterale. Facciamo ciò utilizzando la generale attitudine creativa, e ciò si verifica fondamentalmente quando cerchiamo alternative (anche risalendo a concetti), proponiamo modifiche, proviamo a risolvere problemi (anche rimuovendo dei difetti), proponiamo possibilità.
Ricorre l’uso non spontaneo o intenzionale o deliberato o provocato del cappello verde quando si impiegano le tecniche del pensiero laterale per generare nuove idee.
Ovviamente il pensiero laterale e i suoi tool consentono la generazione di un maggiore numero di idee rispetto a quelle generate mediante l’uso spontaneo del cappello verde, per cui è altamente opportuno ricorrere al pensiero laterale se vogliamo sfruttare integralmente la frequenza del cappello verde di cui è capace il nostro cervello.
Come usare efficacemente la provocazione e quali rischi dobbiamo evitare: le risposte alle domande iniziali
Passiamo a rispondere alle domande che ci siamo posti all’inizio dell’articolo.
Che cos’è la provocazione nel pensiero laterale e perché funziona?
La mente funziona per pattern consolidati. Ogni volta che affrontiamo un problema, il cervello recupera il percorso più familiare e lo percorre automaticamente. Efficiente, sì, ma anche limitante, perché quel percorso ci porta sempre alle stesse soluzioni.
La provocazione è uno strumento deliberato per uscire da quei percorsi.
Il Professor Edward de Bono introduce la sigla o acronimo “PO”, che sta per “Provocative Operation”, “operazione provocatoria”. PO segnala che quanto segue non è un’affermazione da valutare come vera o falsa, ma uno stimolo per muovere il pensiero verso direzioni inedite.
Le provocazioni si costruiscono con tecniche precise: la fuga, l’inversione, il pensiero illusorio (o pensiero desiderativo), l’esagerazione.
La creatività guidata dalla provocazione non è un talento. È un processo che si impara, si allena e si applica con metodo in qualsiasi contesto organizzativo.
Come trasformare una provocazione in un’idea applicabile al business?
La provocazione, da sola, non basta. Serve il movimento. Il movimento è il processo con cui, a partire da un’affermazione volutamente assurda, da un’idea provocatoria (“PO”), si estraggono principi utili e si costruiscono idee concrete e applicabili.
La provocazione senza movimento è inutile. L’idea apparentemente folle non è il punto di arrivo. È solo il primo passo.
Quali sono i rischi da evitare quando si usa la provocazione?
La provocazione è potente. Proprio per questo richiede attenzione, in considerazione dei seguenti possibili rischi.
Primo rischio: fermarsi alla provocazione senza cercare il movimento.
L’idea assurda, da sola, non produce nulla. È il trampolino, non la destinazione.
Secondo rischio: applicarla in un ambiente dove il giudizio viene espresso troppo presto.
La sospensione del giudizio non è un optional. Senza di essa, la provocazione viene bloccata prima di generare qualsiasi valore.
Terzo rischio: usarla in modo episodico, senza integrarla in un sistema strutturato di pensiero.
La provocazione è uno dei tool del pensiero laterale. Funziona molto meglio all’interno di un metodo più ampio: se completata con i tool del pensiero laterale della raccolta e del trattamento e della valutazione, ovvero se utilizzata nell’ambito della tecnica dei Sei cappelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo.
Cosa vi propongo di fare
Avete mai vissuto una situazione in cui il vostro team non riusciva a trovare nuove idee per migliorare un prodotto, un servizio, un processo? In cui si girava in tondo, sempre sulle stesse proposte, sempre sugli stessi limiti? Oppure avete sentito il bisogno di innovare, ma non sapevate da dove cominciare?
La difficoltà, nella maggior parte dei casi, non è la mancanza di intelligenza o di volontà. È la mancanza di un metodo.
McKinsey ha documentato che le aziende con le pratiche creative più strutturate registrano una crescita organica dei ricavi superiore alla media nel 67% dei casi, e superano la media nel ritorno agli azionisti nel 70% dei casi.
Generare idee nuove e utili non è un talento innato riservato a pochi. È una competenza che si acquisisce, si allena e si trasferisce a tutta l’organizzazione, e che può essere acquisita sia con la tecnica del pensiero laterale, sia con quella dei Sei cappelli per pensare.
Se volete portare questi strumenti nella vostra realtà aziendale, contattatemi. Non vi propongo teoria, Vi porto metodi concreti, collaudati, applicabili da subito.
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