Perché pensiamo nel modo sbagliato e come cambiare prospettiva

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Vi è mai capitato, per gestire una determinata situazione, di prendere decisioni in base a certe convinzioni e capire, solo troppo tardi, che il vostro stesso ragionamento vi aveva portato fuori strada?

Accade più spesso di quanto crediamo. La mente per sua natura tende a ragionare per schemi consolidati che, a volte, danno origine a “falsi positivi”. Vediamo insieme questi errori della mente e come evitarli.

Quali sono gli errori di pensiero più comuni?

Gli errori di pensiero consistono in false percezioni originate dalla nostra mente.

Ne esistono tantissimi ma i più frequenti sono i seguenti.

1. Bias di conferma, ovvero: abbiamo già una determinata convinzione, quindi a livello inconscio cerchiamo informazioni che la confermino.

Visitando un negozio per comprare un PC, abbiamo avuto a che fare con un commesso nervoso e scortese. Così ci siamo fatti l’idea che fosse poco professionale.

Tornati a casa:

  • verifichiamo le recensioni in Google concentrando la nostra attenzione esclusivamente sui giudizi negativi;
  •  contattiamo un paio di persone che hanno espresso giudizi negativi che confermano in tale la nostra convinzione relativa alla mancanza di professionalità del venditore;
  • consolidiamo in tale modo la nostra prima convinzione.

Ad un più attento esame avremmo invece potuto rilevare la presenza di moltissimi giudizi positivi da parte di altri consumatori che avremmo potuto contattare e che ci avrebbero fatto rilevare l’erroneità della nostra prima convinzione, inducendoci a cambiare prospettiva, in quanto, ad esempio, il comportamento nei nostri confronti del venditore era stato determinato da una situazione imprevista che lo stesso non si aspettava e che ha dovuto immediatamente fronteggiare (pensiamo ad esempio all’improvvisa esplosione di una condotta d’acqua in un locale adiacente).

2. Pensiero bianco/nero (dicotomico). Una seconda tipologia di errore di pensiero è costituita dal cosiddetto “pensiero bianco e nero” o “pensiero dicotomico”. In questo caso tendiamo a vedere tutto ciò che ci circonda in termini assoluti senza riconoscere sfumature o elementi di complessità. Ciò che abbiamo di fronte o è bianco o è nero, o è buono o è cattivo, o è pericoloso o è vantaggioso. Non esistono situazioni grigie o sfumature intermedie.

3. Sovrageneralizzazione. In che cosa consiste la sovrageneralizzazione? Estendiamo alcune delle nostre esperienze a tutte le situazioni simili, generando regole molto rigide che ci portano inevitabilmente a situazioni sgradevoli.

Pensiamo al caso in cui su asfalto asciutto stiamo guidando la nostra auto e per arrestarla ci hanno insegnato nelle scuole guida o nei corsi di pilotaggio che eventualmente abbiamo frequentato a modulare la frenata perché altrimenti si bloccherebbero gli pneumatici e si allungherebbero gli spazi di arresto. Bene la stessa tecnica evidentemente è altamente fallace nel caso in cui dobbiamo arrestare un’auto che percorre una strada con fondo nevoso di notevole spessore. In questo caso è invece preferibile bloccare i freni per ridurre al massimo lo spazio del resto. Ecco noi in questo caso abbiamo sovrageneralizzato perché abbiamo pensato che ciò che andava bene su asfalto asciutto era sicuramente efficace, sarebbe stato sicuramente efficace su un fondo innevato.

4. Confondere correlazione e causalità. Un’altra tipologia di errori di pensiero è costituita dalla “confusione tra correlazione e causalità”. Quando due eventi accadono insieme, si tende a considerare sempre uno causa dell’altro e quindi a percepire i due eventi come causa ed effetto, escludendo la possibilità di una correlazione degli eventi derivanti da un’altra causa.

5. Bias di negatività. I bias di negatività consistono nella tendenza a sopravvalutare, a dare maggior peso, maggiore rilevanza agli eventi negativi rispetto agli eventi positivi.

Abbiamo avuto un evento negativo durante la nostra attività imprenditoriale che ci ha comportato una perdita, decidiamo di ridurre la produzione di determinati beni o di cessare l’erogazione di determinati servizi perché c’è il rischio che si verifichi di nuovo quell’evento che ci ha comportato una perdita in passato.

Questi sono gli errori comuni nel modo di pensare.

Pensare meglio: come evitare gli errori della mente

Gli errori di pensiero possono avere conseguenze critiche per un’azienda. Per evitarli non basta proporsi di fare meglio in futuro, ma occorre cambiare modo di pensare.

Come trainer de Bono, insegno agli imprenditori a fare questo partendo dal nucleo stesso del pensiero: il focus.

Che cos’è il focus? Il focus in via generale può dirsi come ciò che noi vogliamo pensare, l’oggetto del nostro pensiero. Non è possibile pensare efficacemente se non si ha un focus.

Esistono fondamentalmente due tipologie di focus, l'”area focus” e il “purpose focus”.

L’area focus è il focus relativo all’area. L’area focus indica i settori in cui noi vogliamo pensare, vogliamo esercitare la nostra facoltà di pensiero. Per esempio, settore dell’ambiente, settore dell’Automotive, settore della sicurezza.

Il purpose focus invece indica il focus relativo allo scopo.

Mentre l’area focus indica il dove, il purpose focus indica il perché noi vogliamo pensare. Fondamentalmente il purpose focus consiste in un miglioramento da effettuare, in un problema da risolvere o in un compito da assolvere. Il focus è il punto iniziale di ogni attività di pensiero efficace ed è un primo passo per poter ridurre notevolmente le probabilità o possibilità di incorrere in errori di pensiero.

Un altro aspetto fondamentale per evitare di incorrere in errori di pensiero è quello costituito dalla nostra tendenza a guardare al passato e al cosiddetto “pensiero comune”, ossia a ciò che si è sempre pensato in passato, a ciò che più hanno pensato in passato e ciò che più pensano in questo momento.

Questo modo di pensare ci impedisce di governare, di gestire il futuro e di realizzare il cosiddetto “Design thinking” o “Pensiero progettuale”, in quanto appunto cerchiamo sempre dei riferimenti che sono importanti ma non esaurienti o esaustivi, alle nostre esperienze passate o esperienze passate di altre persone che hanno tratto regole logiche da tali esperienze.

Un’ulteriore componente che ci induce a commettere errori di pensiero è costituita dalla sopravvalutazione dell’attività di processing rispetto all’attività di perception. L’attività di processing è l’attività di elaborazione dei dati, l’attività di perception è l’attività di percezione dei dati e delle informazioni. Spesso noi tendiamo ad utilizzare elaborate strutture di ragionamento, computer o elaboratori elettronici altamente prestazionali, o anche forme di AI, ossia di intelligenza artificiale, per elaborare una serie di dati che abbiamo reperito, che ci sono stati forniti, senza andare a verificare tali dati. Il Professor Edward de Bono ha dimostrato in molti dei suoi studi, condotti in sinergia con scienziati internazionali di primario livello, come una percentuale tra l’85 e il 90% degli errori degli esseri umani sono errori di perception e non di processing. Possiamo avere il migliore elaboratore elettronico, il migliore computer quantico disponibile attualmente, ma se abbiamo immesso dei dati errati, è inevitabile che anche il risultato dell’elaborazione di tali dati sarà inevitabilmente appunto errato.

Cosa vi propongo di fare

Iniziate a pensare alle tipologie di errori di pensiero che vi ho indicato, che costituiscono un ostacolo al successo per molti di voi, e riflettete se vi è mai capitato di commetterli e se il vostro comportamento normalmente è portato a commetterli.

Se avete dei dubbi su come intervenire per cambiare rotta, sono a vostra disposizione. Prenotate una consulenza gratuita di 30 minuti e ci pensiamo insieme.