Vi è mai capitato di seguire dei procedimenti logici comunemente utilizzati e nei quali avevate massima fiducia, che, dopo una lunga sessione di pensiero in cui speravate di trovare una soluzione a un vostro problema, vi riportano al punto di partenza?
Questa situazione è piuttosto frequente, poiché la nostra mente, di default, per effetto della nostra formazione e della nostra cultura, utilizza il cosiddetto “pensiero lineare”. Vediamo insieme tale tipologia di pensiero e come cercare di migliorarla.
Il pensiero lineare
Il comune modo di pensare risale a oltre duemila anni fa ed è caratterizzato da tre aspetti che ne costituiscono al tempo stesso anche i suoi limiti.
È basato sul cosiddetto “pensiero lineare” o “pensiero verticale”, tende a dare prevalenza all’attività di elaborazione dei dati o processing rispetto alla rilevazione, percezione o perception dei dati stessi, ed è inoltre un pensiero tendenzialmente non creativo, ossia non è in grado di generare nuove idee.
Quali sono le caratteristiche fondamentali del pensiero lineare?
1. È un pensiero selettivo, in quanto si concentra su informazioni rilevanti, escludendo ciò che appare irrilevante.
2. È analitico, in quanto scompone i problemi nelle loro parti costitutive.
3. È consequenziale in quanto procede in modo logico da un punto all’altro. Ogni fase deve essere logicamente corretta, il pensiero lineare procede passo passo, richiedendo correttezza ad ogni passo e seguendo un percorso diretto.
4. È un pensiero causale o basato sulla causalità, in quanto si basa su relazioni di causa-effetto.
5. È un pensiero deduttivo, poiché parte da premesse per arrivare a conclusioni logiche.
6. È infine un pensiero convergente, perché tende verso un’unica soluzione o risposta considerata corretta.
Il pensiero lineare o pensiero verticale è particolarmente efficace per risolvere problemi ben definiti, per gestire e affrontare situazioni semplici e ben definite.
Pensate ad esempio all’intervento dei vigili del fuoco chiamati a spegnere un incendio di una tradizionale auto termica. Esistono dei protocolli collaudati, basati sulla logica, sull’esperienza, attraverso i quali i vigili del fuoco riescono rapidamente a spegnere l’incendio dell’auto. In un primo periodo di avvento delle auto elettriche, e, in parte, ancora oggi, i loro incendi erano particolarmente complessi da spegnere in quanto i protocolli previsti per lo spegnimento delle auto termiche si sono rivelati assolutamente inefficaci. Lo stesso problema si può di nuovo presentare nel caso in cui un costruttore realizzi un nuovo modello di auto elettrica con materiali e tecnologie innovative: anche in tale caso, i vigili del fuoco, preparati a spegnere l’incendio di auto elettriche in base ai loro protocolli aggiornati, potrebbero non avere il know-how per potere spegnere l’incendio della nuova auto che devono affrontare per la prima volta.
In questi casi il cosiddetto “pensiero verticale” o “pensiero lineare” non riesce a trovare la soluzione alla problematica. Spesso in questi casi si crea un loop mentale, un vero e proprio circolo vizioso caratterizzato da un pensiero ripetitivo uguale a sé stesso che continua a vedere e ad affrontare la situazione da un unico punto di vista.
I vigili del fuoco, nell’esempio formulato, continuano a provare a spegnere l’incendio dell’auto elettrica di nuova generazione utilizzando gli stessi protocolli da loro conosciuti, ma non riescono a raggiungere il risultato auspicato.
I principali limiti del comune approccio al problem-solving
Nell’ambito dei problemi complessi, che appunto non possono essere risolti utilizzando il cosiddetto “pensiero lineare” o “pensiero verticale”, il Professor Edward de Bono ha evidenziato come non sempre sia possibile individuare la causa di un determinato problema, e in molti casi, anche individuando la causa del problema, la sua rimozione non sempre risulterà idonea alla risoluzione del problema.
Ciò dipende dalle caratteristiche del pensiero lineare che, al tempo stesso, ne costituiscono i suoi limiti.
Occorrono pertanto tecniche di pensiero e di problem-solving alternative al pensiero lineare per potere gestire queste situazioni complesse in cui il pensiero lineare o verticale manifesta tutti i suoi limiti.
Passerò pertanto ad illustrarvi le caratteristiche della tecnica innovativa del cosiddetto “pensiero parallelo”, elaborata dal Professor Edward de Bono, che, come trainer de Bono, insegno agli imprenditori a praticare per risolvere i loro problemi.
Il superamento dei limiti del pensiero lineare mediante il pensiero parallelo
Il tradizionale modo di pensare prevede che, in presenza di una determinata situazione semplice che viene appunto percepita, vengano applicate delle “boxes”, delle regole di giudizio, che prevedono appunto un giudizio di questa percezione e la conseguente azione in applicazione della regola di giudizio che viene applicata a tale situazione.
Se ad esempio un rapinatore armato entra in banca, apparentemente con l’intenzione di compiere una rapina, gli impiegati della banca, che percepiscono il pericolo del rapinatore che entra in azione, applicano la regola di giudizio che prevede la immediata chiamata delle forze dell’ordine per poter cercare appunto di sventare la rapina. Questa attività di giudizio è efficace per situazioni abbastanza semplici che si sono già verificate in precedenti esperienze.
Se chi entra in banca armato non ha invece la finalità compiere una rapina, ma, simulando appunto una rapina, vuole fare assembrare attorno a sé il maggiore numero di persone possibili, compresi gli appartenenti alle forze dell’ordine che probabilmente interverranno, per compiere una strage, innescando l’esplosivo che ha nascosto sotto i suoi abiti, per varie motivazioni che lo hanno indotto a tale gesto, la percezione che di tale attività hanno gli impiegati della banca, basata sul pensiero lineare, porterà a risultati assolutamente diversi da quelli auspicati. Infatti l’apparente rapinatore è in realtà è un kamikaze imbottito di esplosivo che cerca appunto il conflitto a fuoco con le forze dell’ordine per far esplodere l’esplosivo che ha nascosto sotto i suoi abiti. In questo caso l’applicazione della regola di giudizio, “segnalare la rapina in atto alle forze dell’ordine”, che, probabilmente, ingaggeranno un conflitto a fuoco con il rapinatore, porterà a risultati devastanti.
Per risolvere problemi complessi occorre cambiare tecnica di pensiero.
Il pensiero parallelo, a differenza del pensiero lineare o verticale, non si basa su una prima semplice originale percezione, ma prevede l’applicazione di vari modi di pensare, delle frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello, alle varie percezioni che possono essere attuate di una determinata situazione.
Il pensiero parallelo viene attuato mediante la tecnica dei “Sei cappelli per pensare”, elaborata dal Professor Edward de Bono, che associa metaforicamente ad ogni cappello colorato una diversa frequenza di pensiero o modo di pensare di cui è capace il nostro cervello.
Applicando in sequenza i vari cappelli, possiamo potenziare la nostra percezione di una determinata situazione e, tramite il pensiero parallelo, realizzare il cosiddetto “design thinking”, o “pensiero progettuale”.
Il pensiero parallelo, è leggermente meno immediato del tradizionale modo di pensare, del pensiero lineare o pensiero verticale, ma è altamente efficace in quanto appunto, impiegando tutte le frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello, ci consente di adottare decisioni e conseguenti azioni altamente efficaci.
Nel caso dell’esempio formulato, gli impiegati della banca, praticando il pensiero parallelo, rileveranno, ad esempio
- la presenza anomala di fili elettrici che spuntano dal vestito dell’apparente rapinatore
- o un particolare rigonfiamento dei suoi abiti, che probabilmente, non dipende da armi occultate, in quanto appunto il rapinatore ha già estratto la sua arma,
- ovvero un suo atteggiamento diretto a temporeggiare, a prendere tempo in attesa dell’arrivo di altre persone, senza impossessarsi subito dei valori disponibili in banca e fuggire immediatamente dopo.
Tali dettagli fanno percepire che non siamo in presenza di un semplice rapinatore, e, pertanto, l’impiegato della banca che ha percepito efficacemente la situazione che si presenta, non effettuerà una chiamata immediata delle forze dell’ordine per un intervento classico su rapina, ma cercherà di mettersi in contatto con organi apicali della banca per tentare di instaurare una trattativa ovvero chiederà l’intervento di determinati funzionari delle forze di polizia o di altri corpi specializzati, di grado più elevato e con maggiore specializzazione, che siano in grado di gestire una situazione complessa che è quella di un kamikaze che vuole far esplodere l’edificio in cui è collocata la banca con tutte le persone che sono presenti appunto in questo edificio.
Quali sono le caratteristiche del pensiero parallelo e le differenze tra pensiero parallelo e pensiero lineare?
Il pensiero parallelo prevede l’utilizzo, lo sfruttamento di tutte le frequenze di pensiero di cui è capace il cervello, che devono essere utilizzate in sequenza ottimale perché altrimenti vanno in conflitto tra loro e si realizza il cosiddetto “spaghetti thinking”, bloccando il processo di pensiero, mentre, se ne utilizziamo soltanto alcune, come nel caso della frequenza del cappello rosso che attiene alla sfera emotiva e del cappello nero che attiene alla individuazione dei rischi, delle difficoltà, dei punti di cautela, avremo un pensiero povero appunto perché non sfruttiamo adeguatamente tutte le frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello.
Con il pensiero parallelo viene realizzata una esplorazione collaborativa di tutti gli aspetti di determinata situazione da parte di coloro che partecipano al processo di pensiero invece che un confronto dialettico basato sulle regole della logica con il quale ognuno tende a fare prevalere la propria tesi ad ogni costo rispetto alla tesi degli altri interlocutori. Praticando il confronto dialettico, il processo di pensiero va in loop, in stallo, in quanto appunto abbiamo delle tesi che si contrappongono e non fanno avanzare il medesimo processo di pensiero.
Le caratteristiche fondamentali del pensiero parallelo sono le seguenti.
1. I pensatori, utilizzando i Sei cappelli per pensare, si concentrano sull’argomento e non sui pensieri degli altri sull’argomento per poterli contrastare utilizzando regole logiche, come avviene invece nel caso del pensiero lineare o verticale.
2. Se vi sono opinioni differenti, pensieri differenti, vengono in ogni caso recepiti, e, in particolare, chi indossa il cappello blu, che conduce, guida la discussione, svolgerà questa attività di ricezione, di rilevazione dei vari pensieri potenzialmente in contrasto, pensieri che successivamente verranno utilizzati, nei limiti in cui si rivelino utili a raggiungere un determinato obiettivo.
3. I cappelli che vengono utilizzati nel pensiero parallelo forniscono delle indicazioni parallele per potere osservare l’argomento.
Per esempio, con il cappello giallo vengono rilevati benefici, i valori, gli aspetti positivi di una determinata situazione e con il cappello nero vengono invece rilevati e valutate le difficoltà, i rischi e i punti di cautela.
Ho inserito una dimostrazione dinamica relativa alle differenze tra pensiero parallelo e pensiero lineare nelle slide che potete vedere nel video di riferimento del presente articolo.
Quindi la tecnica del pensiero parallelo realizza il cosiddetto “design thinking” o “pensiero progettuale”, che è deputato a fare emergere nuove possibilità, nuove soluzioni e non è limitato alla mera scelta tra due soluzioni che vengono fatte prevalere, nel cosiddetto “adversarial thinking”, con l’utilizzo delle sole regole logiche.
Cosa vi propongo di fare
Riflettete sul comune modo di pensare, basato sul pensiero lineare, con le relative caratteristiche che vi ho indicato, che impediscono l’efficace soluzione di molti dei vostri problemi, e pensate se vi è mai capitato di trovarvi in situazioni simili, andando in loop con il vostro pensiero.
Se avete dei dubbi su come intervenire per cambiare rotta, sono a vostra disposizione. Prenotate una consulenza gratuita di 30 minuti e ne parliamo insieme.



