Provate a pensare a una persona davvero creativa. Probabilmente vi è venuto in mente un artista, un inventore, qualcuno con una scintilla speciale.
E adesso pensate a voi stessi. Vi siete sentiti dentro o fuori da quel cerchio?
Se siete rimasti fuori, è quasi certo che vi abbia ingannato una falsa credenza.
Oggi ne smontiamo sei, una per una, con dati di ricerca peer-reviewed. E vi spiego perché il modo in cui pensate alla creatività sta probabilmente bloccando la creatività vostra e della vostra azienda.
Due esempi emblematici di creatività
Nel 1985 un dirigente assicurativo canadese di nome Ron Barbaro va a trovare un amico malato terminale. Torna in ufficio con una domanda apparentemente assurda: perché un’assicurazione sulla vita paga solo dopo la morte?
Quella domanda diventerà un prodotto chiamato “Living Benefits”, lanciato in Canada nel 1989 e negli Stati Uniti nel gennaio 1990 da Prudential Insurance Company of America. Una rivoluzione per il settore.
Barbaro non era nato “creativo”. Aveva imparato a usare una tecnica precisa: il pensiero laterale del Professor Edward de Bono.
Stesso linguaggio, stesso metodo, contesto diverso: Peter Ueberroth trasforma i giochi olimpici di Los Angeles del 1984, che nessuna città voleva ospitare, in un’edizione chiusa con un surplus ufficiale di 232,5 milioni di dollari.
Due casi documentati. Due settori diversi. Una stessa tecnica.
Cos’è la creatività
- È vero che la creatività è un talento innato o si può allenare?
- Quanto conta l’ispirazione nella creatività?
- Quali sono gli effetti di multitasking e pressioni esterne sulla creatività?
Iniziamo a porci alcune domande di base.
- Cosa si intende per “creatività”?
- Cosa significa “creare”?
Partiamo dal verbo “creare”: deriva dal latino “creare” (ed è legato, per la sua radice indoeuropea, al verbo crescere) e significa “produrre”, “far nascere”, “generare”.
La creatività è correlata al verbo creare e significa “capacità (o abilità o virtù) di creare, di inventare”.
Questa capacità, quando viene esercitata, attuata, tende a generare nuove idee relative a prodotti o servizi e/o alle tecniche e procedure per produrli/generarli.
Pertanto è anche possibile riferirsi sinteticamente alla creatività come “capacità di produrre nuove idee”.
Affinché possa parlarsi di vera creatività e di prodotto, o, più in generale, di output creativo (con tale secondo termine ci riferiamo a prodotti o servizi e/o alle tecniche e procedure per produrli/generarli), sono necessari sia la novità del prodotto o output creato/inventato, sia, come affermato dal professor Giovanni Jervis, il riconoscimento consensuale del suo valore da parte di un determinato campo o dominio culturale, ossia dalle persone che appartengono a un determinato campo o dominio culturale.
In questo articolo faremo riferimento al significato del termine creatività e di quello creare che agli stessi ha dato il Professor Edward de Bono in relazione alle tecniche di pensiero da lui elaborate, in particolare con riferimento a quella del pensiero laterale.
I termini “creatività”, “creativo” e “creare” hanno una valenza semantica molto ampia, che può variare in relazione ai contesti in cui vengono impiegati, e che, come evidenziato lo stesso Professor de Bono, può spesso ingenerare una certa confusione.
In tali termini sono presenti due aspetti.
Il primo aspetto fa riferimento al “dare origine a qualcosa”, al “realizzare qualcosa”.
Il secondo aspetto è quello della “novità”.
Anche in relazione a tale aspetto è presente una certa confusione, in quanto esistono due tipi di novità.
Possiamo infatti fare riferimento sia a qualcosa che è nuovo nel senso che È DIVERSO DA CIÒ CHE C’ERA PRIMA (ad esempio, un sistema per purificare l’aria nel proprio ufficio, che è “nuovo” per il proprio ufficio, ma è in uso in altri uffici che lo hanno da tempo adottato), sia a una NOVITÀ ASSOLUTA, ossia a un prodotto o un servizio e/o alla tecnica e procedura per produrlo/generarlo che non si sono mai verificati prima in nessun luogo.
Partendo dalla novità assoluta, occorre, come abbiamo evidenziato, che alla stessa sia attribuito o riconosciuto un valore da parte di un determinato campo o dominio culturale.
Tale è, ad esempio, la novità prodotta dalla creatività artistica, perché ciò che l’artista produce è nuovo e ha valore.
Nel corso del presente articolo, tuttavia, tratteremo di una più ristretta area di creatività, che è quella che produce novità assolute e di valore mediante il cambiamento di concetti e percezioni, ossia rompendo gli schemi o modelli sulla cui base, di default, funziona il nostro cervello, e che gli impediscono di generare nuove idee.
Tale cambiamento di concetti e percezioni può avvenire sia quando usiamo spontaneamente il cappello verde, sforzandoci di generare nuove idee utilizzando la generale attitudine creativa, senza applicare le tecniche sistematiche e formali per generare nuove idee, ossia le tecniche del pensiero laterale, sia quando usiamo il cappello verde in modo non-spontaneo o intenzionale o deliberato o provocato, in quanto impieghiamo le tecniche del pensiero laterale per generare nuove idee.
La creatività è pertanto l’insieme delle capacità o abilità creative necessarie per cambiare concetti e percezioni.
La creatività è costituita dal RISULTATO del cambiamento di concetti e percezioni, dalla rottura degli schemi o modelli in base ai quali, di default, funziona il nostro cervello, mentre le tecniche di pensiero de Bono, in particolare quella del pensiero laterale o quella dei Sei cappelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo, che contempla anche l’uso spontaneo del cappello verde cui abbiamo appena fatto riferimento, costituiscono I PROCESSI STRUTTURATI funzionali al conseguimento di tale risultato creativo.
Il Professor Edward de Bono ha elaborato la tecnica dei Sei cappelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo per superare i tre limiti del tradizionale e comune modo di pensare, costituiti fondamentalmente dalla circostanza che in tale modo di pensare viene praticato il cosiddetto adversarial thinking, in cui ogni pensatore tende a fare prevalere ad ogni costo la propria tesi, la propria opinione, su quella degli altri pensatori, dalla circostanza che viene data prevalenza all’attività di processing, di elaborazione dei dati, rispetto alla preliminare e fondamentale attività di perception, di acquisizione e verifica dei dati e delle informazioni, e, da ultimo, dalla circostanza che il nostro cervello, di default, funziona sulla base di schemi o modelli, basati su regole logiche, che gli impediscono di generare nuove idee.
La tecnica dei Sei cappelli per pensare sfrutta tutte le frequenze di funzionamento di cui è capace il nostro cervello, che sono state metaforicamente rappresentate dal Professor Edward de Bono da dei cappelli colorati.
La tecnica del pensiero laterale, con i suoi vari tool, è specificamente finalizzata al superamento del terzo limite del comune e tradizionale modo di pensare, in quanto la stessa consente di rompere gli schemi o modelli che caratterizzano, di default, il funzionamento del nostro cervello, e riesce pertanto a cambiare percezioni e concetti per generare nuove idee.
Prima credenza: la creatività è un talento innato
Esistono delle false credenze sulla creatività e su come essere creativi, che possono ingannare coloro che hanno la necessità o il desiderio di generare nuove idee, che, confidando in tali credenze, rischiano in tale modo di restare profondamente delusi.
Vediamo quali sono.
Falsa credenza numero 1: la creatività è un talento innato.
Si nasce creativi, non lo si diventa. Questa è la madre di tutte le credenze. Ed è falsa.
La meta-analisi più ampia mai realizzata sull’argomento degli autori Ut Na Sio e Hugues Lortie-Forgues, pubblicata nel 2024 su Psychological Bulletin, ha esaminato 169 studi sul training della creatività distribuiti su 5 decenni, con 844 misure di effetto.
Il risultato? La creatività si allena, e in modo misurabile.
Al riguardo, il Professor Edward de Bono ha sempre affermato che la creatività non è un talento naturale, ma un’abilità che può essere appresa e sviluppata, potenziata, mediante appropriate tecniche di pensiero.
Seconda credenza: la creatività vive nell’emisfero destro del cervello
Falsa credenza numero 2: la creatività vive nell’emisfero destro del cervello.
È la favola dei “cervelli destri” e dei “cervelli sinistri”.
Secondo tale credenza, poiché il lato sinistro del cervello è verbale e analitico, mentre quello destro è visivo e percettivo, solo l’emisfero destro del cervello si attiverebbe quando siamo creativi.
Ebbene, è un mito smentito dalla neuroscienza.
Uno studio pubblicato nel 2013 su PLOS One, riporta i risultati della scansione dei cervelli di 1011 persone fra i 7 e i 29 anni, dividendo ciascun cervello in 7266 regioni.
Non è stata trovata nessuna evidenza che alcuni individui usino prevalentemente l’emisfero destro o sinistro.
Il Professor Edward de Bono ha dimostrato che quando un individuo è impegnato a pensare creativamente, effettuando una PET (ossia una tomografia a emissione di positroni) al suo cervello, viene rilevato che entrambi gli emisferi del cervello sono attivi contemporaneamente.
Ciò è coerente con la considerazione che, poiché nell’emisfero sinistro si formano e si radicano/si collocano i concetti e le percezioni, quando, esercitando la creatività, modifichiamo tali concetti e percezioni, agiamo anche in tale emisfero del cervello.
Terza credenza: essere creativi significa fare qualcosa di nuovo, qualunque cosa
Falsa credenza numero 3: essere creativi significa fare qualcosa di nuovo, qualunque cosa.
Questa credenza è particolarmente pericolosa nei contesti aziendali. Spinge a generare novità senza valore. E intasa pipeline di prodotto e ore di riunione.
Abbiamo già evidenziato che il valore è un elemento essenziale affinché ciò che abbiamo elaborato ritenendo di generare una nuova idea possa essere considerato creativo, frutto di creatività.
Riporto di seguito il pensiero del Professor Edward de Bono quando, nel corso di un’intervista, gli è stato chiesto cosa sia la creatività.
“Uno degli aspetti fondamentali della creatività è che una nuova idea, un’idea creativa, deve avere un valore.
Troppe persone che credono di essere creative pensano che essere diversi solo per il gusto di esserlo sia sinonimo di creatività.
Non è così, ed è proprio questo che dà alla creatività una cattiva reputazione. Per esempio, se guardiamo una porta e diciamo, “le porte normalmente sono rettangolari, facciamone una triangolare”, a meno che non riusciamo a dimostrarne il valore, questa non è creatività. È solo essere diversi per il gusto di essere diversi”.
La novità deve avere valore, e, inoltre, nell’accezione in cui stiamo parlando di creatività nel presente articolo, deve essere frutto di un cambio delle nostre percezioni in esito al quale siamo stati in grado di realizzare un output creativo.
Quarta credenza: più libertà di dire qualunque cosa, più creatività
Falsa credenza numero 4: più libertà di dire qualunque cosa, più creatività.
Il brainstorming classico. È la falsa credenza più radicata in molte aziende.
La ricerca, da quasi sessant’anni, dice il contrario.
Il primo studio è stato condotto a Yale nel 1958: gli studenti che lavoravano da soli producevano in media il doppio delle idee rispetto ai gruppi che facevano brainstorming insieme.
In un successivo studio, pubblicato nel 1987, è stata identificata la causa principale del problema: quando si pratica il brainstorming, mentre un partecipante alla sessione parla, gli altri aspettano, senza generare nuove idee, e, inoltre, dimenticano le idee che avevano avuto e si autocensurano.
Il messaggio è chiaro: la creatività di gruppo migliora con il metodo, non con la libertà indiscriminata.
Il Professor de Bono ha evidenziato che solo il pensiero laterale consente, mediante l’impiego dei suoi tool, la sicura generazione di una molteplicità di idee, cosa che non è invece garantita dal brainstorming, in cui vi è semplicemente una libertà di proporre le prime idee che vengono in mente, ma manca una tecnica sistematica preordinata alla loro generazione.
Infatti la rimozione delle inibizioni effettuata quando si pratica il brainstorming, ci fa tornare al nostro normale livello di creatività; tuttavia, poiché il nostro cervello, di default, funziona in base a schemi o modelli, che ci impediscono la generazione di nuove idee, anche quando torniamo al nostro normale livello di creatività, per effetto della rimozione delle inibizioni, tale rimozione non comporta anche la rottura, il superamento, di tali schemi o modelli, che può avvenire solo mediante la tecnica del pensiero laterale, che è la tecnica di pensiero de Bono specificamente preordinata a consentire al nostro cervello, affrancandosi dai predetti schemi o modelli che ne condizionano il funzionamento di default, la generazione di nuove idee.
Con la tecnica dei Sei cappelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo, inoltre, è consentita la generazione di nuove idee, mediante la tecnica del pensiero laterale, praticata quando si impiega il cappello verde, consentendo al contempo l’ottimale convogliamento delle energie creative dei partecipanti alla sessione di pensiero, che non si contrastano tra loro, ma cooperano, guidati da chi indossa il cappello blu, alla realizzazione del focus che lo stesso ha stabilito all’inizio della sessione di pensiero.
Quinta credenza: le idee creative arrivano per ispirazione, quando uno è rilassato
Falsa credenza numero 5: le idee creative arrivano per ispirazione, quando uno è rilassato.
Quante volte avete aspettato il momento giusto per avere una buona idea? La pausa caffè. La doccia. La passeggiata. È un’immagine romantica. Ma, trasformata in strategia aziendale, diventa un problema serio.
La scienza dice che l’ispirazione esiste. Ma non funziona come pensiamo.
In un articolo pubblicato nel 2014 da vari autori del Department of Psychology del College of William and Mary, a Williamsburg, in Virginia, USA, su Frontiers in Human Neuroscience, in esito a una ricerca da loro condotta, l’ispirazione viene definita come “uno stato motivazionale che spinge gli individui a portare le idee alla realizzazione”.
Due punti fondamentali emergono da questa ricerca.
Primo: l’ispirazione non si genera volontariamente. Viene evocata da uno stimolo esterno: una persona, un’idea, un problema ben posto, un’opera.
Secondo: l’ispirazione non sostituisce lo sforzo deliberato. Gli stessi ricercatori dimostrano che ispirazione e lavoro metodico svolgono ruoli distinti ma complementari nel processo creativo. L’uno non esclude l’altro.
Il messaggio operativo è uno solo: non si aspetta l’ispirazione. Si costruisce un processo che la rende probabile.
I risultati di tale ricerca sono pienamente coerenti con la disciplina del cappello verde: tale cappello, anche quando lo usiamo spontaneamente, ossia senza ricorrere alle tecniche del pensiero laterale che ne caratterizzano l’uso deliberato o provocato, richiede sempre uno sforzo, da parte del pensatore, per generare nuove idee, e ciò è una ulteriore conferma che la creatività non è un’ispirazione indotta dal rilassamento.
Sesta credenza: il multitasking stimola la creatività
Falsa credenza numero 6: il multitasking stimola la creatività.
Quante volte avete sentito dire che i migliori sono quelli che sanno fare tutto contemporaneamente? Il multitasking è diventato quasi un valore. Una competenza da mettere nel curriculum.
Ma la ricerca dice qualcosa di più preciso. La risposta scientifica non è netta. Dipende da come e quanto si fa il multitasking.
Uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology nel 2020, ha mostrato che alternare compiti diversi in modo ragionato può aumentare la creatività nei compiti successivi. Il meccanismo è l’attivazione cognitiva: passare da un compito all’altro stimola connessioni mentali nuove.
Ma c’è un limite preciso oltre il quale l’effetto si inverte.
Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology nel 2024, dimostra che il media multitasking ad alta intensità, ossia la gestione continua e simultanea di più flussi di informazione digitale, riduce il controllo cognitivo e la memoria di lavoro, peggiorando la creatività.
E sulla pressione del tempo, la Professoressa Teresa Amabile della Harvard Business School, che ha guidato uno studio decennale su 177 professionisti in 7 aziende statunitensi, pubblicato su Harvard Business Review nel 2002, dal titolo “Creativity Under the Gun”, ha dimostrato che nei giorni di massima pressione temporale la probabilità di pensiero creativo si riduce significativamente, in quanto, sotto pressione estrema di tempo, le persone tendono a percorrere la via più breve, non quella più creativa.
La distinzione è netta: alternare compiti in modo ragionato stimola la creatività. Subire interruzioni continue da più canali digitali, sotto pressione costante di tempo, la danneggia. La creatività non prospera nel caos. Prospera nel metodo.
Il Professor Edward de Bono ha elaborato la tecnica dei Sei capelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo per evitare gli effetti negativi del contemporaneo impiego, da parte del nostro cervello, delle sei frequenze di funzionamento di cui è capace. Si devono impiegare, in sequenza, tutte le frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello, ma non contemporaneamente o contestualmente.
Pertanto, quando si generano nuove idee, mediante l’impiego del cappello verde, non è ammesso il contestuale impiego di altre frequenze di pensiero, e chi indossa il cappello blu, il pilota, che dirige la sessione di pensiero, assicurerà che tutti i partecipanti alla sessione di pensiero evitino di impiegare una frequenza di pensiero diversa da quella il cui impiego è previsto in una determinata fase della sessione di pensiero.
Ciò contrasta naturalmente i potenziali effetti negativi del multitasking.
Le false credenze sulla creatività: le risposte alle domande iniziali
Passiamo a rispondere alle domande che ci siamo posti all’inizio dell’articolo.
È vero che la creatività è un talento innato o si può allenare?
La risposta della scienza è netta.
La creatività si allena. Ciò è comprovato sia dalla meta-analisi di Ut Na Sio e Hugues Lortie-Forgues, pubblicata nel 2024 su Psychological Bulletin, sia dal Professor Edward de Bono, che, con le sue tecniche di pensiero, in particolare con quella del pensiero laterale, ha dimostrato che la creatività non è un talento naturale, ma un’abilità che può essere appresa e sviluppata/potenziata mediante appropriate tecniche di pensiero.
Quanto conta l’ispirazione nella creatività?
L’ispirazione conta. Ma non funziona come il senso comune racconta.
Gli autori della ricerca del 2014, alla quale abbiamo fatto riferimento, la definiscono come “uno stato motivazionale che spinge gli individui a portare le idee alla realizzazione”.
L’ispirazione non è un dono casuale. Non arriva aspettando il momento giusto. Viene evocata da uno stimolo esterno. E non sostituisce lo sforzo deliberato, il lavoro metodico: lo completa.
Chi aspetta l’ispirazione senza costruire un processo deliberato adotta una strategia perdente, che non gli consentirà di attuare con successo un processo creativo, che lo condurrà alla generazione di nuove idee.
Quali sono gli effetti di multitasking e pressioni esterne sulla creatività?
La risposta scientifica è articolata.
In relazione al multitasking, è stato dimostrato che alternare compiti diversi in modo ragionato può aumentare la creatività nei compiti successivi. Ma il media multitasking ad alta intensità, ossia la gestione continua e simultanea di più flussi di informazione digitale, produce l’effetto opposto, in quanto oltre una certa soglia il controllo cognitivo e la memoria di lavoro si riducono, con effetti negativi sulla creatività.
In relazione alla pressione del tempo, la Professoressa Teresa Amabile della Harvard Business School ha dimostrato che nei giorni di massima pressione temporale la probabilità di pensiero creativo si riduce significativamente, in quanto, sotto pressione estrema di tempo, le persone tendono a percorrere la via più breve, non quella più creativa.
La regola pratica è semplice: alternare compiti in modo ragionato stimola la creatività.
Subire interruzioni continue da più canali digitali, sotto pressione costante di tempo, la danneggia.
Per tali ragioni la tecnica dei Sei capelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo prevede che le varie frequenze di pensiero di cui è capace il nostro cervello vengano impiegate in sequenza, ma non contemporaneamente o contestualmente.
Cosa vi propongo di fare
Sei false credenze, sei smentite scientifiche.
La creatività:
- non è un talento innato
- non è un emisfero
- non è dare origine a novità prive di valore
- non è il brainstorming classico
- non è l’attesa dell’ispirazione
- non è il multitasking
La creatività è una competenza che si allena, con tecniche precise, su un cervello che funziona come sistema integrato.
Le tecniche del Professor Edward de Bono (pensiero laterale, Sei cappelli per pensare o tecnica del pensiero parallelo, pensiero strategico), sono uno degli strumenti più studiati e più applicati al mondo per costruire questa competenza in modo deliberato, dentro un team e dentro un’organizzazione.
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